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UN RICORDO DI ERMILIO LAZZAR0 pittore, scultore e terziario francescano



125 ANNI DI FRATERNITA’
PROFILI DI TERZIARI

ERMILIO LAZZAR0


Un confratello che ha onorato la nostra fraternità ed il Terz’Ordine è il prof. Ermilio Lazzaro, classe 1881, padovano, pittore e scultore sensibile e attivissimo, che nelle sue opere ha manifestato efficacemente il suo impegno religioso ed il suo spirito francescano.
Egli stesso dichiarò di aver “sempre considerato la vocazione dell’arte, come quella religiosa, sotto qualunque cielo e clima, germoglia e si evolve seguendo una voce arcana e misteriosa che guida verso cose divine ed eterne”.

Per 42 anni svolse una fruttuosa attività di insegnamento e c’è da essere sicuri che la cattedra fosse per lui una palestra di spiritualità artistica e religiosa ed edificazione di più generazioni di artisti. Il suo repertorio, figurativo, squisitamente legato alla tradizione ottocentesca comprende temi sacri e profani e i suoi lavori sono presenti in sedi di istituzioni pubbliche e in collezioni private."Se l'aggettivo 'ottocentista' - ha scritto il critico d'arte Enrico Amadio nel 1954 - può significare attaccamento al vero, disegno perfetto, toni di colore equilibrati e precisi, noi diciamo senz'altro che il Lazzaro è uno dei migliori e completi ottocentisti contemporanei".
 
Non considerò sue proprie queste capacità, ma seppe farne dono ai suoi allievi. Numerosi sono gli artisti cresciuti alla scuola del Lazzaro. Per 25 anni egli fu insegnante di Decorazione alla Scuola Artistica Industriale di Macerata e a Fano ebbe la cattedra di Decorazione e figura. Dopo essere stato dal 1932 al 1939 direttore della Scuola d'arte "Paolo Mercuri" di Marino, per dodici anni ebbe la cattedra all'Istituto d'Arte governativo di Roma. Di lui ebbe a dire il direttore dell'Istituto Statale d'Arte di Roma Alberto Gerardi: "Il pittore Ermilio Lazzaro è un tenace, appassionato artista decoratore. Enumerare i suoi lavori in affresco e in altre tecniche pittoriche non sarebbe facile perchè è tanto il numero delle sue opere distribuite in molte Chiese in Italia e all'Estero. Uomo di fervida fede religiosa è un esempio chiaro per quanti procedono nel difficile cammino delle arti".

Mino Borghi nel n. 10 della Collana d'arte contemporanea (1959) ricorda la prolifica e poliedrica produzione d'arte grafica di Ermilio Lazzaro: "Numerosi cartelli pubblicitari, manifesti, pergamene sono pure il risultato del suo intenso operare, che ha avuto degno compimento nella realizzazione di sette acquarelli per il volume "Ercolano" della serie "Visioni Italiche" curato dal Prof. Amedeo Maiuri, direttore del Museo Nazionale di Napoli e Sovrintendente agli Scavi di Pompei.

Ermilio Lazzaro - come ebbe a scrivere P. Liberato di Stolfi ofm, direttore di Frate Francesco nel marzo del 1959 - è stato “sincero ammiratore delle opere dei nostri sommi Maestri, ne segue le orme, facendo della sua arte una missione di bene, e delle sue opere nobili manifestazioni di un'arte sacra  semplice e raccolta, raboccante d’ardore e di fede”. 

Predilisse i lavori a soggetto religioso, in particolare, francescano, e suoi lavori furono commissionati da enti ecclesiastici.
San Francesco
dono dei Frati Minori
a S.S. Pio XII
Sua la statua di S. Francesco donata a Pio XII dal Ministro Generale dei Frati Minori nel 1950 (foto a sinistra).

La viva spiritualità cristiana e francescana di Ermilio Lazzaro è chiaramente espressa nelle seguenti note autobiografiche: “Soltanto la luce di Dio può illuminare il cammino dell’artista nell’Universo e quindi egli si deve lasciare guidare da quella luce, ed essere soprattutto umile. Bisogna aver presente che una gloria acquistata presto, si spegne ancor più rapidamente: solo dopo la morte il tempo fa giustizia degli uomini e delle cose… Mentre ringrazio Dio di essermi stato di aiuto nel lungo cammino della mia vita e della mia arte, chiudo queste note chiedendogli ancora una volta la Sua divina assistenza per me e per i miei cari”.

ERMILIO LAZZARO E QUANDO PREVALE L’ONESTA’ - un aneddoto

Ermilio Lazzaro nel suo studio
Il mattino del 16 agosto 1982, nella Galleria d’Arte “Schola Minervae” di via S. Paolo, visitando la mostra del pittore Antonio Scarpellato, mi è stata offerta l’imprevista, felice circostanza di venire a conoscenza di un edificante episodio della vita del nostro compianto confratello il professore Ermilio Lazzaro, già insigne docente di belle arti e artista noto in Italia e all’estero. Mi piace riferire l’episodio, poiché ritengo che esso offra un esempio di etica professionale.
Donne con conca e fascina
(1944)
Era l’anno 1953 e, nel mese di agosto, in Assisi, tra le varie manifestazioni per la celebrazione del VII Centenario della morte di S.Chiara, si teneva nella Galleria comunale “Le Logge” la mostra del prof. Ermilio Lazzaro, mostra che vide tra i più notabili visitatori l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America Clara Booth Luce.
Fu allora che il pittore Scarpellato conobbe il prof. E. Lazzaro e, tra gli artisti convenuti all’inaugurazione c’era anche l’accademico romeno Eugenio Dragutescu. Durante una passeggiata, la conversazione tra questi artisti, caduta sui criteri da seguire per un equo apprezzamento delle opere, indusse il Prof. E. Lazzaro a raccontare un fatto di cui erano stati protagonisti due suoi nipoti a Roma, mentre egli si trovava fuori sede.
Ad alcune persone, giunte proprio per acquistare, più che per visitare lo studio del pittore, i due giovani presentatori finirono col prendere l’iniziativa di vendere due quadri ad un prezzo superiore di almeno un terzo da quello normalmente praticato.
Al ritorno dell’autore, essi molto giulivi, gli dissero: “Caro nonno, è proprio vero che tu fai prezzi troppo modesti; noi, nella tua assenza, abbiamo venduto due quadri per 50.000 lire l’uno”. Subito dopo, il nonno chiese loro se avessero preso nota dell’indirizzo degli acquirenti, imputando ai giovani il fastidio di dover telefonare a quei signori per rimborsare 30 mila lire pagare complessivamente in più.
L’episodio, che si commenta da sé, impone ovviamente al lettore l’avviso di diffonderne la conoscenza soprattutto per l’ammaestramento che se ne può trarre parlando coi giovani artisti delle nuove generazioni.
Mario Montesi, ofs

“vivere e dipingere avvicinandomi sempre più alle bellezze create da Lui che sono splendide e insuperabili”. Ermilio Lazzaro








VIDEO: "L'ARTE DI FRANCESCO" IN MOSTRA ALLA 'GALLERIA DELL'ACCADEMIA' DI FIRENZE by SKY ART


FIRENZE 2015 - UN ANNO DI ARTE - In margine alla mostra L’arte di Francesco: capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV secolo, allestita presso la Galleria dell’Accademia a Firenze, il canale tematico Sky Art ha tramesso un documentario di 14 minuti, che ripriponiamo su Squilla Francescana.
 

 



Autori: Nicola Pisano, Giunta Pisano, Andrea Della Robbia
Curatori: Angelo Tartuferi, Francesco D’Arelli

Capolavori d’arte italiana e terre d’Asia dal XIII al XV secolo.  - Organizzata dalla Galleria dell’Accademia, in collaborazione con l’Ordine dei Frati Minori, e ideata scientificamente con la Commissio Sinica (Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, Pontificia Università Antonianum di Roma), la mostra si propone di documentare ai massimi livelli qualitativi la produzione artistica di diretta matrice francescana (pittura, scultura, arti suntuarie) dal Duecento al Quattrocento e, nel contempo, di porre in evidenza la straordinaria attività evangelizzatrice dei francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina, rievocandola anche con oggetti di eccezionale importanza storica e incomparabile suggestione.

I capolavori d’arte sono presentati in mostra non soltanto dal punto di vista della loro iconografia francescana, ma in primo luogo per il fatto di essere il frutto della committenza dei frati francescani, per il tramite delle loro più prestigiose fondazioni chiesastiche e conventuali, nonché per opera di privati cittadini particolarmente devoti del Serafico e dei suoi più diretti seguaci, quali ad esempio, Santa Chiara, San Bonaventura, Sant’Antonio da Padova, San Bernardino. Per la pittura riveste un’importanza fondamentale l’opera di Giunta di Capitino, il primo pittore ufficiale dell’Ordine francescano, la cui influenza si estese nella prima metà del Duecento in vaste aree dell’Italia centrale e fino in Emilia. Il grandissimo artista, il primo pittore ‘nazionale’ della storia dell’arte italiana, ricoprì il ruolo d’interprete della spiritualità francescana che poi sarà assolto da altre due altissime personalità, Cimabue e Giotto.

Di particolare interesse si rivela la sezione che ospita alcune fra le più antiche immagini devozionali del santo di Assisi, che tramandano gli episodi più famosi della sua agiografia. Oltre alle celebri tavole cuspidate di Pisa (Museo Nazionale di San Matteo) – oggi riferita dai più a Giunta – e di Firenze (sull’altare della Cappella Bardi in Santa Croce) – attribuita a Coppo di Marcovaldo – sarà presente in mostra quella analoga del Museo Civico di Pistoia e il San Francesco con due storie della sua vita e due miracoli post mortem attribuito a Gilio di Pietro (Orte, Museo Diocesano), restaurata appositamente per l’esposizione.

Un grande affresco staccato dalla chiesa di San Francesco a Udine di cultura tardogotica introdurrà il visitatore alla straordinaria vicenda umana del Beato Odorico da Pordenone (1286–1331), che intraprese intorno al 1314 un viaggio incredibile, sostenuto dal fervore missionario che lo porterà prima in Asia Minore, per incontrare poi i Mongoli della dinastia Yuan (1279-1368) negli anni 1323-28, e in India. La vicenda di Odorico da Pordenone fu solo una delle ultime dell’epopea francescana in Asia orientale, generata dall’impulso stesso dell’azione di Francesco e iniziata nel 1245 con Giovanni da Pian del Carpine, culminata con Giovanni da Montecorvino, consacrato nel 1313 primo vescovo di Khanbaliq (Pechino).

La ricchezza e varietà delle tradizioni religiose dell’Asia oltre la Terra Santa, e sino alla Cina – fra tutte le comunità cristiane siro-orientali o nestoriane e il buddhismo – sono documentate in mostra da un nucleo di Croci nestoriane in bronzo fuso, risalenti al periodo della dinastia Yuan (1272-1368), appartenenti alla prestigiosa raccolta dello University Museum and Art Gallery di Hong Kong, legate alla coeva presenza francescana in Cina.

Nel corso della prima metà del Trecento si colloca l’attività di uno dei più grandi pittori dell’epoca, il Maestro di Figline, che quasi certamente fu un membro dell’Ordine francescano, uno dei seguaci più alti e originali della cultura giottesca, largamente attivo non solo su tavola e in affresco, ma anche nella decorazione di vetrate dipinte.

Anche in piena epoca rinascimentale la committenza dell’Ordine francescano produrrà effetti di rilevanza straordinaria, avvalendosi dei massimi artisti del tempo, quali Carlo Crivelli, Antoniazzo Romano e Bartolomeo della Gatta. Non meno importante e ricco di capolavori si presenta il versante della scultura di origine francescana, che annovera personalità del calibro di Nicola Pisano, Nino Pisano, Domenico di Niccolò dei Cori e Andrea Della Robbia. Vertici di preziosità assoluta sono raggiunti poi nel campo delle cosiddette arti minori, con alcuni eccezionali vetri dipinti e graffiti e una selezione di manoscritti miniati di eccezionale importanza.

La mostra si ricollega strettamente alla vasta e celebre raccolta di pittura antica della Galleria dell’Accademia, di cui fa parte il ciclo composto da una lunetta e da ventidue formelle quadrilobate raffiguranti le storie parallele di Cristo e di San Francesco, l’alter Christus, opera di Taddeo Gaddi, provenienti dalla sacrestia della basilica francescana di Santa Croce a Firenze.
L’esposizione presenterà inoltre una delle due formelle conservate nella Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, segnatamente quella con la Prova del fuoco davanti al sultano, che sarà riunita per la prima volta al complesso di provenienza.
APPROFONDIMENTI E CONTRIBUTI: VAI AL SITO DELLA PONTIFICIA UNIVERSITA' ANTONIANUM:

Mostra 14 giugno/18 luglio 2010 - San Francesco cultura e spiritualità del Santo patrono d’Italia - Roma (varie sedi)




Roma - Basilica di S. Maria in Aracoeli
e Convento di S. Bonaventura al Palatino
Acilia - Parrocchia di S. Leonardo da Porto Maurizio

San Francesco
cultura e spiritualità
del Santo patrono d’Italia


Il 3 ottobre 1226, verso sera, provato nel fisico, Francesco d’Assisi muore, nudo sulla nuda terra, alla Porziuncola di Assisi, inneggiando al suo Signore. Da quel momento il riferimento universale alla sua figura di santo è stato ininterrotto e sempre crescente, dovuto alla sua diversa santità. In lui trova espressione il profondo amore verso ogni creatura e la comprensione tenerissima del dolore umano. Da subito la sua vita è stata un manifesto semplice di grandi idee, di libertà mentale, di tolleranza e di pace. Un uomo proclamato santo per aver affrontato, con umiltà e serietà, i reali problemi di chi non vuole fuggire le dure esigenze del vivere. Nelle sue ultime parole perfino la sua morte trova una familiare collocazione che erge a speranza l’estremo esito della vita.

L’universale riferimento a San Francesco, praticato da ogni epoca, è dovuto, allora, alle aspirazioni fondamentali di uomini e di popoli. Non solo le culture di stampo cristiano, passate o presenti, ma anche gli ambienti delle nazioni non cristiane che prendono coscienza sempre più delle scelte elementari e irreversibili, imposte dallo sviluppo in certe applicazioni scientifiche, rivolgono l’attenzione verso di lui; e lo fanno non per trovare una via d’evasione dagli urgenti problemi di questa vita, ma al contrario in lui trovano indicazione per la scoperta, la conferma e l’impegno alla trasfigurazione di questa stessa vita, in una unità dell’uomo e dell’universo, della natura e del sovrannaturale. Da più di otto secoli, ormai, l’azione dei Francescani è ispirata al ministero del santo di Assisi. Essa si avvale dell’annuncio della speranza evangelica ed intende favorire l’incontro e la mutua conoscenza, al di là degli steccati ideologici e religiosi, nel rispetto delle reciproche differenze, in un comune cammino di ricerca della verità.

In Roma e nel variegato territorio dell’attuale Lazio, i Francescani annoverano una presenza di persone e di azione ministeriale qualificata già prima della morte di Francesco, fino ai nostri giorni.

La mostra San Francesco: cultura e spiritualità del Santo patrono d’Italia, è una ragionata rassegna di personaggi, di situazioni, di motivi, di testimonianze, di materiali, sondati con rigore entro una ricca documentazione patrimoniale che si radica nel tessuto di un territorio ben preciso costituendone parte integrante ed ineliminabile. Di ogni aspetto della vita personale e associata, della vita religiosa, culturale e politica, delle espressioni artistiche e commerciali, si ritrovano materiali documentari che coprono il corso dei secoli e riguardano la città di Roma e di ben 120 nuclei insediativi, senza dimenticare i campi di evangelizzazione aperti in Medio Oriente, in Asia, nelle Americhe e, da ultimo, in Africa.

Un patrimonio rappresentato da pergamene, codici miniati, manoscritti, dipinti, arredi liturgici e devozionali, reliquiari, ricettari, vasellame, monili, incisioni, suppellettile da chiesa e di vita quotidiana, fondi fotografici, oggetti di svariata natura per innumerevoli scopi, biblioteche e archivi, beni architettonici ed enti socioreligiosi, sono l’elenco generico di una presenza da conoscere e da valorizzare con l’iniziativa della presente mostra. Non a caso essa è stata pensata in un allestimento multiplo e in tre luoghi diversi della città di Roma: la centralissima basilica di Santa Maria in Aracoeli in Campidoglio, il silenzioso ma vitale convento di San Bonaventura al Palatino e la vivace parrocchia di periferia di San Leonardo da Porto Maurizio ad Acilia. Luoghi diversi per origine storica e funzione pastorale ancora espletata, eppure ugualmente legati all’iniziale intento francescano di collaborare, con semplicità e passione, alla dignità della vita di ogni uomo. I materiali in mostra – dal XIII secolo ad oggi – coprono il lasso di tempo della presenza dei Francescani. La scelta dei tre siti indicati è, naturalmente, rappresentativa ed esemplificativa di una ben più articolata e complessa azione impossibile da ricondurre interamente nei vari, rari e preziosi materiali esposti.

La mostra è una iniziativa fortemente voluta dai Francescani di Roma e del Lazio che con il loro Centro Culturale Aracoeli promuovono da tempo la conservazione e la promozione di un inestimabile patrimonio posseduto nei vari conventi del territorio laziale. Grazie alla sensibilità dell’ARCUS, si può dare corso ad un primo tentativo di non lasciare cadere nel dimenticatoio la continuità di una testimonianza multiforme e trarla da una situazione enigmatica, benché fortemente radicata nel territorio. Se l’Umbria deve considerarsi a ragione la culla del movimento religioso nuovo nato da San Francesco, Roma e il Lazio, testificano l’immediato sviluppo dell’Ordine dei Frati Minori e non soltanto per il necessario contatto con la Curia Papale – presente a Roma e in altre città della regione – ma per il numero dei luoghi abitati dal Poverello e per i tanti “laziali” annoverati tra i suoi primi discepoli e amici.

Il percorso e i materiali in esposizione attengono, dunque, ad una politica ricognitiva dei siti e della varietà del patrimonio oggi posseduti dalla Provincia Romana dei Frati Minori, ma la loro peculiarità risiede in due motivi tra loro strettamente connessi. Da una parte si registra il primo tentativo di dare visibilità ad un complesso testimoniale non troppo conosciuto dal largo pubblico, anche se da questi sempre fruito in diverse situazioni di vita quotidiana. Dall’altra parte, proprio per salvaguardare questo tratto, la mostra si avvale dell’azione contemporanea – nei tre luoghi indicati – di visitare gli ambienti e di osservare gli arredi che costituisco ancora oggi l’ambiente vitale di quelle comunità.

La ricognizione risulta stimolante anche per la messa in opera di una nuova concezione museale che ordina, lungo l’itinerario di visita, la traccia quotidiana della vita conventuale aperta a tutti e illustrata da preziosi reperti.


Frati Minori della Provincia Romana dei SS. Apostoli Pietro e Paolo
Convento Aracoeli – Scala dell’Arce Capitolina 12 – 00186  - Roma 

tel. 06 69763831 – fax 06 69763832
frate.francesco@iol.it – info@centroculturalearacoeli.it


Collegamenti

orario: dal lunedì alla domenica Mattina: 9,00 – 12,30 Pomeriggio: 15,30 – 18,30 (possono variare, verificare sempre via telefono)