IN QUESTI GIORNI ROSA ANTONUCCI , CHE TORNERA’ A GIORNI PER UN PERIODO DI VACANZA IN ITALIA, HA INVIATO A SQUILLA FRANCESCANA QUESTA TESTIMONIANZA DEL CAPODANNO IN ERITREA, CON L’AUGURIO DI UN BUON INIZIO D’ATTIVITA’ ALLA FRATERNITA’.


Al termine della celebrazione, come spesso è accaduto anche alle nostre tradizioni, antichi riti pagani si rivestono di nuovo cristianesimo, con la benedizione delle fascine che vengono accese e portate dai ragazzi in giro per il villaggio. Ogni casa e ogni stanza viene visitata dai portatori del fuoco per scacciare gli spiriti maligni, mentre la famiglia prepara dei dolci o degli spiccioli da dare ai bambini (un po’ come “dolcetto o scherzetto?”).
Alla fine del giro del villaggio, al grido di gioia “Hoyé! Hoyé!”, le fascine vengono bruciate insieme in tanti falò a simboleggiare la distruzione di tutto ciò che di cattivo e doloroso l’anno vecchio ha portato. La gente danza e canta intorno al falò al ritmo dei tamburi, mentre i ragazzi saltano attraverso il fuoco a salutare l’ingresso nel nuovo anno.

E allora: BUON ANNO e Buon Lavoro! ... Rosa




BUON ANNO – Hoyé! Hoyé!
Settembre d’Eritrea 

Alle nostre latitudini, settembre segna generalmente l’inizio delle attività del nuovo anno scolastico, fraterno o in genere di lavoro dopo la pausa estiva. 

In Eritrea (ed Etiopia), settembre, l’11 settembre per l’esattezza, è anche il 1° giorno dell’anno, secondo il calendario G’z, ancora in uso dalla Chiesa Copta, per la quale siamo appena entrati nell’anno di misericordia (A.M. come il nostro d.C) 2003.

Come per le altre culture semitiche, l’anno G’z è suddiviso in 12 mesi tutti di 30 giorni, più un 13° mese di 5 o 6 giorni di transizione. In questi “ultimi” giorni dell’anno, sono ancora abbastanza diffusi i rituali di purificazione, mediante l’immersione, in piena notte, in degli specchi d’acqua considerata “santa”, solitamente lì dove sorge una chiesetta.

L’ultimo dell’anno ci si ritrova tutti in chiesa a ringraziare per l’anno che è passato ed invocare la benedizione sull’anno che viene; in particolare si ricordano e si affidano a Dio tutti i morti e i nati durante l’anno.