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don Gennaro Matino ... Non facciamoci rubare la speranza! - 3° CONVEGNO OFS-GIFRA LAZIO "TU ... SEI SPERANZA" /14 Aprle 2013




6/Report
Paolo Affatato: Cosa dire ai giovani, della speranza?

Don Gennaro Martino:  Quando stavo a Napoli, gridavo ai giovani, ai disoccupati ecc.: “non rubate la speranza!”.
Questo papa ha usato queste stesse parole: “non fatevi rubare la speranza.”
La speranza è il fondamento di un credente perché siamo in Gesù, siamo tutti uomini di Galilea.
La speranza è costitutiva per un cristiano. Se sei un uomo di speranza, sei cristiano altrimenti non lo sei.
Investire sulla speranza è crescere sul peccato che ci porta a non credere di farcela. Se, infatti, si è nel peccato, il peccato più grosso è quello che ti fa dire che non puoi farcela e che Dio non è in grado di aiutarti. E’ un peccato non pensare di farcela dopo la caduta.
La fede è un dono e per se stesso, questo richiede coere-nza di vita e di testimonianza. La carità è l’espressione massima della fede. Ma la speranza dice che c’è un futuro, abbiamo sempre un futuro; è Dio.
Essere capace di fede è la testimonianza di futuro in quanto, il cristiano è agente di futuro, portatore di nuove parole che sostituiscono quelle vecchie e stanche.
San Francesco non è solo il santo della povertà, è stato colui il quale ha inventato un nuovo linguaggio, colui il quale ha avuto la volontà di imprimere il linguaggio e il ritmo della gioia, ponendosi più avanti dal passo che allora il mondo aveva ed era un passo più lento.
Per essere dunque uomini di speranza si deve avere una nuova visione! Bisogna essere capaci ad uscire dai nostri cenacoli.
La ricerca del futuro non deve essere solo il compito affidato alla politica o alla scienza. Deve partire da noi. Allora, come faccio ad affrontare i tempi difficili che mi si pongono davanti?
C’è un ritmo che il Cristiano, anche in un tempo di tempesta, gli fa dire: “il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”.
Bisogna ridare la dimensione della gioia nella crisi della speranza perché la speranza non muore mai. La gioia è annuncio di speranza.
Ai giovani possiamo dire che hanno la responsabilità di insegnarci la gioia e noi adulti abbiamo la responsabilità di non fargli perdere la gioia.
Marcello Capaldi
 
* IMPORTANTE! : questi "appunti" a commento del video comprendono solo alcune sollecitazioni, occorre ascoltare il video in intergrale per avere cognizione certa di quanto don Gennaro Matino ci ha espresso, per essere uomini e donne di Speranza.


PAPA FRANCESCO - Domenica delle Palme 2013 - "Per favore non lasciatevi rubare la speranza!".


Il grido di Papa Francesco nell'omelia della messa delle Domenica delle Palme parlando a braccio: una forte denuncia del rischio che si ceda allo scoraggiamento. "In questo momento viene il diavolo mascherato da angelo e tante volte insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltiamolo, seguiamo Gesù".
"Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all'umanità!. Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, di potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato. La nostra gioa non nasce dal possesso delle cose". "Non dobbiamo credere al Maligno che ci dice: non puoi fare nulla contro la violenza, la corruzione, l'ingiustizia, contro i tuoi peccati! Non dobbiamo mai abituarci al male!".

DON GENNARO MATINO: COME FRANCESCO, I FRANCESCANI SIANO ANNUNCIATORI DI GIOIA @ 3 CONVEGNO OFS-GIFRA LAZIO 14 ARILE 2013 - Papa Francesco: "La gioia è “pellegrina. Il cristiano canta con la gioia, e cammina, e porta questa gioia”. E’ una virtù del cammino, anzi più che una virtù è un dono.

4/Report
Pubblichiamo questo intervento di don Gennaro Matino al 3° Convegno OFS e GIFRA del Lazio "TU ... SEI SPERANZA", accanto alle parole che ieri, nella sua quotidiana omelia durante la S. Messa a Casa Marta, ha pronunciato Papa Francesco, definendo i cristiani quali uomini e donne di gioia: “Il cristiano canta con la gioia, e cammina, e porta questa gioia”.


 
 


Don Gennaro Matino: "Il passo del sorriso, ecco perchè Francesco, e voi ne siete testimoni, ha la dimensione della gioia come annuncio di Speranza.
Se oggi nella nostra Chiesa c'è un problema, sarà la corruzione, saranno ... problemi che certamente devono essere risolti ... c'è una crisi, ma tanta ricchezza.
Ma la vera crisi sapete qual è? La crisi della gioia, crisi si speranza: anche i nostri santi quando li rappresentiamo sembrano aver passato un guaio.
Dobbiamo vivere il cristianesimo con le responsabilità della nostra Fede, con il coraggio della nostra Speranza, con la testimonianza della Carità.
Ma, tutto con una grande vivacità perchè Cristo è nel nostro cuore e ci dice, non abbiate paura!
Poi rivolto ai giovani della GIFRA: "Giovani avete una grande responsabilità, quella di insegnarci a ricordarci la gioia: se questo è il vostro obiettivo, la nostra responsabilità nei vostri confronti è di lottare perchè non perdiate la vostra".
 
Da Radio Vaticana: Il cristiano sia un testimone della vera gioia, quella che dà Gesù. E’ quanto affermato da Papa Francesco che, nella sua omelia, ha messo l’accento sull’atteggiamento gioioso dei discepoli, tra l’Ascensione e la Pentecoste:

“Il cristiano è un uomo e una donna di gioia. Questo ci insegna Gesù, ci insegna la Chiesa, in questo tempo in maniera speciale. Che cosa è, questa gioia? E’ l’allegria? No: non è lo stesso. L’allegria è buona, eh?, rallegrarsi è buono. Ma la gioia è di più, è un’altra cosa. E’ una cosa che non viene dai motivi congiunturali, dai motivi del momento: è una cosa più profonda. E’ un dono. L’allegria, se noi vogliamo viverla tutti i momenti, alla fine si trasforma in leggerezza, superficialità, e anche ci porta a quello stato di mancanza di saggezza cristiana, ci fa un po’ scemi, ingenui, no?, tutto è allegria … no. La gioia è un’altra cosa. La gioia è un dono del Signore. Ci riempie da dentro. E’ come una unzione dello Spirito. E questa gioia è nella sicurezza che Gesù è con noi e con il Padre”.

L’uomo gioioso, ha proseguito, è un uomo sicuro. Sicuro che “Gesù è con noi, che Gesù è con il Padre”. Ma questa gioia, si chiede il Papa, possiamo “imbottigliarla un po’, per averla sempre con noi?”:

“No, perché se noi vogliamo avere questa gioia soltanto per noi alla fine si ammala e il nostro cuore diviene un po’ stropicciato, e la nostra faccia non trasmette quella gioia grande ma quella nostalgia, quella malinconia che non è sana. Alcune volte questi cristiani malinconici hanno più faccia da peperoncini all’aceto che proprio di gioiosi che hanno una vita bella. La gioia non può diventare ferma: deve andare. La gioia è una virtù pellegrina. E’ un dono che cammina, che cammina sulla strada della vita, cammina con Gesù: predicare, annunziare Gesù, la gioia, allunga la strada e allarga la strada. E’ proprio una virtù dei grandi, di quei grandi che sono al di sopra delle pochezze, che sono al di sopra di queste piccolezze umane, che non si lasciano coinvolgere in quelle piccole cose interne della comunità, della Chiesa: guardano sempre all’orizzonte”.

La gioia è “pellegrina”, ha ribadito. “Il cristiano canta con la gioia, e cammina, e porta questa gioia”. E’ una virtù del cammino, anzi più che una virtù è un dono:

“E’ il dono che ci porta alla virtù della magnanimità. Il cristiano è magnanimo, non può essere pusillanime: è magnanimo. E proprio la magnanimità è la virtù del respiro, è la virtù di andare sempre avanti, ma con quello spirito pieno dello Spirito Santo. E’ una grazia che dobbiamo chiedere al Signore, la gioia. In questi giorni in modo speciale, perché la Chiesa si invita, la Chiesa ci invita a chiedere la gioia e anche il desiderio: quello che porta avanti la vita del cristiano è il desiderio. Quanto più grande è il tuo desiderio, tanto più grande verrà la gioia. Il cristiano è un uomo, è una donna di desiderio: sempre desiderare di più nella strada della vita. Chiediamo al Signore questa grazia, questo dono dello Spirito: la gioia cristiana. Lontana dalla tristezza, lontana dall’allegria semplice … è un’altra cosa. E’ una grazia da chiedere”.

Oggi, ha poi concluso Papa Francesco, c’è un motivo bello di gioia per la presenza a Roma di Tawadros II, Patriarca di Alessandria. E’ un motivo di gioia, ha sottolineato, “perché è un fratello che viene a trovare la Chiesa di Roma per parlare”, per fare assieme “un pezzo di strada”.


Testo proveniente dalla pagina: clicca! sito Radio Vaticana

don Gennaro Matino - La Compassione, plusvalenza in tempo di crisi (audio) Convegno OFS-GIFRA 2013

1/Report
di Cristina Aurili

Domenica 14 aprile 2013, presso l’auditorio del Seraphicum in Roma si è svolto il III Convegno Regionale dell’OFS-GIFRA con il titolo: “Tu …. Sei speranza. Pieni di Dio nel mondo”.
E’ stato un incontro molto partecipato,  tanto da riempire quasi tutti gli spazi del teatro e (oltre a manifestarsi eccellente nella convivialità visibilmente tangente attraverso un lauto banchetto di inizio giornata) si è condiviso in modo maturo la tematica del convegno.

TAVOLA ROTONDA
 
Hanno fatto il loro intervento tre relatori: don Gennaro Matino, teologo ed economista; Costanza Miriano, giornalista e scrittrice e il prof. Marco Bartoli, studioso di francescanesimo.




Don Gennaro Matino ha cercato di analizzare la panoramica attuale di disperazione dovuta all’aumento delle percentuali di povertà e alla difficoltà di trovare una occupazione solida e certa, facendo leva sul concetto che oggi la crisi non è “economica ma è la crisi dell’uomo che ha puntato sull’economia”, svendendo  molti valori come ad esempio la fedeltà, l’amicizia (“si è infatti fedeli al proprio portafoglio e non all’amicizia!”) o la stima della persona, (“sono un essere vincente perché mi posso permettere tutto!”).
L’antidoto allo  sconforto è nel ritrovare un sogno cercando di vedere più il bello che il negativo e questo si manifesta attraverso la compassione, che trasforma il tempo nemico in tempo favorevole.
Conclude l’intervento con queste parole: “l’ora più buia della notte è sempre quella più vicina al giorno”. 

 la registrazione audio non è integrale



Appunti dal Convegno


Paolo Affatato cita San Francesco: “Dov’è disperazione che io porti la speranza”. 
Come essere araldi di speranza in questo mondo? Da un rapporto Istat delle settimane scorse sulla disoccupazione, un giornale titolava così: Quelli che non sperano. Dopo la sfiducia viene la rassegnazione.Come è possibile iniettare la fiducia della speranza?


Don Gennaro Matino: Il virus della disperazione sembra contagiare la società italiana attraverso la povertà e la disoccupazione. Come si può riattivare la speranza in questa Società?
Il termine oggi che dovrebbe essere usato non è la rassegnazione, che è di un tempo che abbiamo superato ma bensì la depressione, che è il penultimo gradino prima della disperazione.
L’Europa e il mondo stanno vivendo scenari ancora più difficili della crisi economica americana del 1929.  Dopo le torri gemelle si sono innescati scenari così imprevedibili che hanno depotenziato l’economia mondiale. La crisi di cui si parla è quella economica o è più crisi ancora quella dell’uomo che ha puntato tutto sull’economia? Se l’ultimo Dio dell’uomo era quello dell’economia e su questo Dio abbiamo investito la nostra speranza, il sistema valoriale si è progressivamente accartocciato su se stesso andando in crisi. Si sono calpestati valori come quello della fedeltà. In ragione del portafoglio, si è fedeli al proprio portafoglio e ai suoi guadagni e non più all’amicizia; si è fedeli al nostro … (conto) non alla parola data, che prima era un valore assoluto, era parola di fedeltà.
Dunque la crisi valoriale ha svenduto i valori inalienabili rispetto all’uomo come l’essere  pronti alla riconciliazione, valori come l’onestà che era concreta dignità mossa dall’uomo e dal credente. Il valore del lavoro una volta era sacrificio mentre poi, dentro questa ottica di crisi valoriale, è stato impoverito fino a considerare che il lavoro è successo e porta facili guadagni. Il massimo del valore è stato fatto per il benessere economico pensando che è bravo colui il quale ha successo ed è benestante. Se la società è in crisi buia, avendo polverizzato valori come l’amicizia, la fedeltà, la vita, il lavoro, ha polverizzato ogni fondamento del bene comune e della dignità comune. In altri momenti storici negativi, la persona reagiva meglio perché c’era unità d’intenti, c’era un percorso comune tra uomini e donne che era un sogno comune. Si aveva di meno, c’era poco lavoro, si avevano poche cose. Se io ho un sogno, lotto per il domani! Sono giovane anche a 80 anni. Se invece non ho un sogno, sono vecchio anche a 20 anni.
La politica è responsabile di tutto questo, perché dovrebbe dire quale avvenire possa aprirsi oltre queste macerie. Questa dovrebbe rinvigorire il sogno facendoci vedere sì, quanto abbiamo perso ma soprattutto di quanto abbiamo guadagnato. Nella tempesta bisogna dare la dignità della visione della speranza! Dare dunque ragione alla speranza.
In questo momento dovrebbe esserci la compassione perché questa da respiro dentro la bufera. L’uomo, grazie a questo valore aggiunto, ci porta fuori dal tempo nemico per raggiungere un tempo favorevole. La compassione apre gli occhi, fa uscire dalla porta l’uomo e chi sta sotto la pioggia, fuori, senza ricovero è accolto da questi, dall’uomo che usa compassione. Bisogna organizzare la speranza! Alla fine rimanga un detto sempre valido: L’ora più buia della notte è sempre quella più vicina alla luce del giorno.
Marcello Capaldi