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DOSSIER / 3* CONVEGNO O.F.S. - GI.FRA LAZIO - AUDITORIUM DEL SERAPHICUM - ROMA 14 APRILE 2013 / tutti i post pubblicati

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GLI INTERVENTI
Moderatore: Paolo Affatato
1/Report
(audio e appunti scritti)

2/Report
(audio e appunti scritti)

 3/Report
(audio e appunti scritti)

4/Report
DON GENNARO MATINO: Come Francesco i francescani siano annunciatori di gioia.
(audio e appunti scritti)

Papa Francesco: "La gioia è “pellegrina. Il cristiano canta con la gioia, e cammina, e porta questa gioia”. E’ una virtù del cammino, anzi più che una virtù è un dono.
  • link dell'omelia di Papa Francesco da RadioVaticana

5/Report
COSTANZA MIRIANO
 una blogger al 3° Convegno OFS-GIFRA LAZIO
(audio e appunti scritti)
  • link per il blog di Costanza Miriano

6/Report
DON GENNARO MATINO  ... Non facciamoci rubare la speranza!
(audio e appunti scritti)

7/Report
MARCO BARTOLI - Ricorda la speranza del Concilio e la speranza che scoprono i discepoli verso Emmaus:
"un gesto di compassione a chi si fa vicino ci ridà ladimensione e la gioia della speranza!
(audio e appunti scritti)

INTERVENTI ARTISTI E MUSICALI


"A MARIA" testimonianza di Lode Ciprì dei GEN ROSSO
nelle parole, con la musica, con il canto


a cura di Cristina Aurili, Marcello Capaldi e Marco Stocchi

I FRANCESCANI SIANO PORTATORI DI GIOIA E DI SPERANZA ! Cronaca del 3° Convegno regionale Ofs-Gifra Lazio / CON VIDEO

Domenica 14 aprile 2013, presso l’auditorio del Seraphicum in Roma si è svolto il III Convegno Regionale dell’OFS-GIFRA con il titolo: “Tu …. Sei speranza. Pieni di Dio nel mondo”.

E’ stato un incontro molto partecipato, tanto da riempire quasi tutti gli spazi del teatro e (oltre a manifestarsi eccellente nella convivialità visibilmente tangente attraverso un lauto banchetto di inizio giornata) si è condivisa in modo maturo la tematica del convegno.


DALLE ZONE TERREMOTATE DELL’EMILIA

I primi testimoni della speranza sono stati tre sorelle dell’OFS di Carpi, che hanno testimoniato come un evento tragico quale il terremoto che ha colpito la loro terra sia stato per molti un momento di sincera fraternità espressa attraverso l’aiuto reciproco e la speranza condivisa.
Si è rilevato, infatti, che basta poco per vivere e tutte le paure derivate dalla mancanza della speranza sono il nostro attaccamento alle cose materiali.
Tale testimonianza ha aperto la tavola rotonda, dove si è continuato ad approfondire il tema della speranza assopiita a causa della crisi valoriale.

TAVOLA ROTONDA

Hanno fatto il loro intervento tre relatori:
don Gennaro Matino, teologo ed economista; Costanza Miriano, giornalista e scrittrice
e il Marco Bartoli, studioso di francescanesimo.

Don Gennaro Matino ha cercato di analizzare la panoramica attuale di disperazione dovuta all’aumento delle percentuali di povertà e alla difficoltà di trovare una occupazione solida e certa, facendo leva sul concetto che oggi la crisi non è “economica ma è la crisi dell’uomo che ha puntato sull’economia”, svendendo molti valori come ad esempio la fedeltà, l’amicizia (“si è, infatti, fedeli al proprio portafoglio e non all’amicizia!”) o la stima della persona, (“sono un essere vincente perché mi posso permettere tutto!”).
L’antidoto allo sconforto è nel ritrovare un sogno cercando di vedere più il bello che il negativo e questo si manifesta attraverso la compassione, che trasforma il tempo nemico in tempo favorevole.
Ha terminato l’intervento con queste parole: “l’ora più buia della notte è sempre quella più vicina al giorno”.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è concentrato l’intervento della mamma e moglie, Costanza Miriano.
La coppia vivrà la speranza se si allena nella compassione se si concentra, quindi, a vedere più il bene e il bello dell’altro che le cose che sono da ostacolo.
“Quando ho cominciato a rimandare il brontolio ho visto dei miracoli” ci ha dichiarato. Pertanto ad una donna che impara a vedere il bene nel marito corrisponde un uomo pronto a dare la vita per la sua sposa. E’ in questo pensiero che trova realizzazione le parole di Paolo agli Efesini, quando dice: “La donna sia sottomessa all’uomo e questi, sia sempre pronto ad amarla e morire per lei”.


L’ultimo intervento fatto dal professor Marco Bartoli si è concentrato sulla speranza motore della storia.
La speranza cristiana, infatti, non è un valore solo per me ma trova la sua completa realtà quando esce da me e guarda l’altro. Si è, infatti, usciti dalla depressione storica del XVI secolo quando nel costruire piccole città si sono prese in considerazione la Chiesa, gli ospedali etc. Dunque, speranza non è ottimismo ma costruire un futuro per l’altro.
Investire sulla speranza è crescere sul peccato che ci porta a pensare di non farcela. La gioia dunque è amica della speranza e su questo S. Francesco è un grande maestro.

La celebrazione eucaristica presieduta da P. Stefan Kozuh, vicario generale dell’ordine dei Frati Cappuccini, ha seguito la tavola rotonda suggellando la Speranza cristiana fondata sulla Roccia, che è Cristo.


La gioia e la speranza sono state i protagonisti della festa che ha animato il pomeriggio. Fra Pietro Isacco, consigliere regionale GIFRA della Campania ed eccellente ballerino, Lode Ciprì ed Emanuele Chirco, musicisti e compositori del gruppo “Gen Rosso” dei focolarini, hanno dato testimonianza della speranza attraverso la musica, raccontando la loro conversione e la realizzazione piena solo quando si sono totalmente donati a Cristo mettendo a disposizione degli altri i propri talenti.

La musica e la danza offerta a Dio sono stati l’animo della gioia impressa nei partecipanti che al termine hanno rinnovato il loro mandato alla fraternità attraverso la preghiera che invitava ad essere testimoni della speranza.

Maria Cristina Aurili



  OFS-GIFRA LAZIO
Suono e movimento in una scelta di fede e di gioia! -
...


E' stato un bel movimento di vita, questo "mettersi in gioco"
anche con il coprpo di tanti Francescani Secolari ... con la loro "bella età" !



AGGIORNAMENTO

Come a Rio, pochi mesi dopo per tanti vescovi alla GMG !



Un flashmob che farà storia: a Rio nel grande palco di Copacabana davanti alla folla di ragazzi, decine e decine di vescovi presenti ha seguito i passi di danza indicati dai giovani animatori dello spettacolo, stile Sister Act. A dirigere il fuoriprogramma è stato il rapper brasiliano Fly. Vedendo il 'successo' riscosso tra i religiosi, Fly ha esclamato "che bellezza", invitandoli a proseguire. Questa volta, però, con il sottofondo musicale, a ritmo di rock. Le note sono subito partite, a tutto volume, e per niente intimiditi i presuli hanno seguito anche questa volta i movimenti del loro 'maestro', con mosse inevitabilmente un pò impacciate, visto che il coordinamento dei movimenti delle braccia non era perfetto. I vescovi non hanno comunque mai smesso di sorridere e di dare il massimo per partecipare, per esempio girando sul proprio corpo: sempre seguendo quanto da qualche metro più in basso veniva indicato da Fly. Il tutto si è chiuso con il gigantesco boato dell'applauso scattato dalla spiaggia.

Qui le altre foto: http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/28/foto/brasile_gmg_i_vescovi_ballano_sul_palco-63851941/1/?ref=fbpr#4


3° CONVEGNO OFS-GIFRA LAZIO 2013 - "TU ... SEI SPERANZA Marco Bartoli: "un gesto di compassione a chi si fa vicino ci ridà la dimensione e la gioia della speranza!

6/Report

Marco Bartoli
: Papa Giovanni XXIII disse parlando del Concilio, di cui in questi mesi si ricorda il cinquantennio d'indizione, una cosa molto bella: “siamo soltanto all’aurora!”.
 
La speranza è una forza storica e Papa Francesco, che riprende in mano il Concilio, da una grande speranza per noi, per la famiglia francescana che ama la chiesa povera ed è una speranza per l’Europa, per il mondo perché possa riproporre quei grandi ideali che sono il rispetto, il dialogo, l’amicizia.
Giovanni XXIII avendo un tumore terminale, nel periodo forte della guerra fredda dove l’incombenza di una guerra atomica era reale disse “dissento dai profeti di sventura” aprendo per tutta risposta la Chiesa a una primavera con il concilio Vaticano II.


 

Sembriamo tutti come i discepoli di Emmaus che dicevano: noi speravamo.
Abbiamo sperato ma adesso è il tempo di non avere speranza. Tutto è finito con la morte in croce di Gesù. Non abbiamo più speranza!
Quando appare un pellegrino-Gesù lungo la strada tra i discepoli, questi non lo riconobbero e Gesù gli parla allora delle scritture. Le scritture sono la direttrice che riaccende la speranza in loro e la sera, quando Gesù voglia da solo proseguire loro si aprono a un gesto di compassione e di misericordia: “rimani con noi, si fa sera”.

Questa compassione, riapre loro la speranza facendogli ardere il cuore fino a dire, quando Gesù scomparve: “Non ardevano forse i nostri cuori quando ci spiegava le scritture e quando si è fermato a mangiare con noi …”. Dare un gesto di compassione al pellegrino ci ridà la dimensione e la gioia della speranza!
La resurrezione alla Speranza nasce con la misericordia ad un pellegrino che si fa vicino.

Marcello Aurili

Emanuele Chirco & fra' Pietro Isacco "Una storia vera" / Convegno OFS-GI...



don Gennaro Matino ... Non facciamoci rubare la speranza! - 3° CONVEGNO OFS-GIFRA LAZIO "TU ... SEI SPERANZA" /14 Aprle 2013




6/Report
Paolo Affatato: Cosa dire ai giovani, della speranza?

Don Gennaro Martino:  Quando stavo a Napoli, gridavo ai giovani, ai disoccupati ecc.: “non rubate la speranza!”.
Questo papa ha usato queste stesse parole: “non fatevi rubare la speranza.”
La speranza è il fondamento di un credente perché siamo in Gesù, siamo tutti uomini di Galilea.
La speranza è costitutiva per un cristiano. Se sei un uomo di speranza, sei cristiano altrimenti non lo sei.
Investire sulla speranza è crescere sul peccato che ci porta a non credere di farcela. Se, infatti, si è nel peccato, il peccato più grosso è quello che ti fa dire che non puoi farcela e che Dio non è in grado di aiutarti. E’ un peccato non pensare di farcela dopo la caduta.
La fede è un dono e per se stesso, questo richiede coere-nza di vita e di testimonianza. La carità è l’espressione massima della fede. Ma la speranza dice che c’è un futuro, abbiamo sempre un futuro; è Dio.
Essere capace di fede è la testimonianza di futuro in quanto, il cristiano è agente di futuro, portatore di nuove parole che sostituiscono quelle vecchie e stanche.
San Francesco non è solo il santo della povertà, è stato colui il quale ha inventato un nuovo linguaggio, colui il quale ha avuto la volontà di imprimere il linguaggio e il ritmo della gioia, ponendosi più avanti dal passo che allora il mondo aveva ed era un passo più lento.
Per essere dunque uomini di speranza si deve avere una nuova visione! Bisogna essere capaci ad uscire dai nostri cenacoli.
La ricerca del futuro non deve essere solo il compito affidato alla politica o alla scienza. Deve partire da noi. Allora, come faccio ad affrontare i tempi difficili che mi si pongono davanti?
C’è un ritmo che il Cristiano, anche in un tempo di tempesta, gli fa dire: “il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”.
Bisogna ridare la dimensione della gioia nella crisi della speranza perché la speranza non muore mai. La gioia è annuncio di speranza.
Ai giovani possiamo dire che hanno la responsabilità di insegnarci la gioia e noi adulti abbiamo la responsabilità di non fargli perdere la gioia.
Marcello Capaldi
 
* IMPORTANTE! : questi "appunti" a commento del video comprendono solo alcune sollecitazioni, occorre ascoltare il video in intergrale per avere cognizione certa di quanto don Gennaro Matino ci ha espresso, per essere uomini e donne di Speranza.


PAPA FRANCESCO - Domenica delle Palme 2013 - "Per favore non lasciatevi rubare la speranza!".


Il grido di Papa Francesco nell'omelia della messa delle Domenica delle Palme parlando a braccio: una forte denuncia del rischio che si ceda allo scoraggiamento. "In questo momento viene il diavolo mascherato da angelo e tante volte insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltiamolo, seguiamo Gesù".
"Guardiamoci intorno: quante ferite il male infligge all'umanità!. Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, di potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana e contro il creato. La nostra gioa non nasce dal possesso delle cose". "Non dobbiamo credere al Maligno che ci dice: non puoi fare nulla contro la violenza, la corruzione, l'ingiustizia, contro i tuoi peccati! Non dobbiamo mai abituarci al male!".

Costanza Miriano ... COMUNICATORI DI SPERANZA CON NUOVI LINGUAGGI - una blogger al 3° Convegno OFS-GIFRA LAZIO - 2013

5/Report

CLICCA QUI ... PER SENTIRE L'INTEVENTO ...
VAI AL CANALE YOUTUBE DI "SQUILLA FRANCESCANA"

il blog di Costanza
 http://costanzamiriano.com/about/

DON GENNARO MATINO: COME FRANCESCO, I FRANCESCANI SIANO ANNUNCIATORI DI GIOIA @ 3 CONVEGNO OFS-GIFRA LAZIO 14 ARILE 2013 - Papa Francesco: "La gioia è “pellegrina. Il cristiano canta con la gioia, e cammina, e porta questa gioia”. E’ una virtù del cammino, anzi più che una virtù è un dono.

4/Report
Pubblichiamo questo intervento di don Gennaro Matino al 3° Convegno OFS e GIFRA del Lazio "TU ... SEI SPERANZA", accanto alle parole che ieri, nella sua quotidiana omelia durante la S. Messa a Casa Marta, ha pronunciato Papa Francesco, definendo i cristiani quali uomini e donne di gioia: “Il cristiano canta con la gioia, e cammina, e porta questa gioia”.


 
 


Don Gennaro Matino: "Il passo del sorriso, ecco perchè Francesco, e voi ne siete testimoni, ha la dimensione della gioia come annuncio di Speranza.
Se oggi nella nostra Chiesa c'è un problema, sarà la corruzione, saranno ... problemi che certamente devono essere risolti ... c'è una crisi, ma tanta ricchezza.
Ma la vera crisi sapete qual è? La crisi della gioia, crisi si speranza: anche i nostri santi quando li rappresentiamo sembrano aver passato un guaio.
Dobbiamo vivere il cristianesimo con le responsabilità della nostra Fede, con il coraggio della nostra Speranza, con la testimonianza della Carità.
Ma, tutto con una grande vivacità perchè Cristo è nel nostro cuore e ci dice, non abbiate paura!
Poi rivolto ai giovani della GIFRA: "Giovani avete una grande responsabilità, quella di insegnarci a ricordarci la gioia: se questo è il vostro obiettivo, la nostra responsabilità nei vostri confronti è di lottare perchè non perdiate la vostra".
 
Da Radio Vaticana: Il cristiano sia un testimone della vera gioia, quella che dà Gesù. E’ quanto affermato da Papa Francesco che, nella sua omelia, ha messo l’accento sull’atteggiamento gioioso dei discepoli, tra l’Ascensione e la Pentecoste:

“Il cristiano è un uomo e una donna di gioia. Questo ci insegna Gesù, ci insegna la Chiesa, in questo tempo in maniera speciale. Che cosa è, questa gioia? E’ l’allegria? No: non è lo stesso. L’allegria è buona, eh?, rallegrarsi è buono. Ma la gioia è di più, è un’altra cosa. E’ una cosa che non viene dai motivi congiunturali, dai motivi del momento: è una cosa più profonda. E’ un dono. L’allegria, se noi vogliamo viverla tutti i momenti, alla fine si trasforma in leggerezza, superficialità, e anche ci porta a quello stato di mancanza di saggezza cristiana, ci fa un po’ scemi, ingenui, no?, tutto è allegria … no. La gioia è un’altra cosa. La gioia è un dono del Signore. Ci riempie da dentro. E’ come una unzione dello Spirito. E questa gioia è nella sicurezza che Gesù è con noi e con il Padre”.

L’uomo gioioso, ha proseguito, è un uomo sicuro. Sicuro che “Gesù è con noi, che Gesù è con il Padre”. Ma questa gioia, si chiede il Papa, possiamo “imbottigliarla un po’, per averla sempre con noi?”:

“No, perché se noi vogliamo avere questa gioia soltanto per noi alla fine si ammala e il nostro cuore diviene un po’ stropicciato, e la nostra faccia non trasmette quella gioia grande ma quella nostalgia, quella malinconia che non è sana. Alcune volte questi cristiani malinconici hanno più faccia da peperoncini all’aceto che proprio di gioiosi che hanno una vita bella. La gioia non può diventare ferma: deve andare. La gioia è una virtù pellegrina. E’ un dono che cammina, che cammina sulla strada della vita, cammina con Gesù: predicare, annunziare Gesù, la gioia, allunga la strada e allarga la strada. E’ proprio una virtù dei grandi, di quei grandi che sono al di sopra delle pochezze, che sono al di sopra di queste piccolezze umane, che non si lasciano coinvolgere in quelle piccole cose interne della comunità, della Chiesa: guardano sempre all’orizzonte”.

La gioia è “pellegrina”, ha ribadito. “Il cristiano canta con la gioia, e cammina, e porta questa gioia”. E’ una virtù del cammino, anzi più che una virtù è un dono:

“E’ il dono che ci porta alla virtù della magnanimità. Il cristiano è magnanimo, non può essere pusillanime: è magnanimo. E proprio la magnanimità è la virtù del respiro, è la virtù di andare sempre avanti, ma con quello spirito pieno dello Spirito Santo. E’ una grazia che dobbiamo chiedere al Signore, la gioia. In questi giorni in modo speciale, perché la Chiesa si invita, la Chiesa ci invita a chiedere la gioia e anche il desiderio: quello che porta avanti la vita del cristiano è il desiderio. Quanto più grande è il tuo desiderio, tanto più grande verrà la gioia. Il cristiano è un uomo, è una donna di desiderio: sempre desiderare di più nella strada della vita. Chiediamo al Signore questa grazia, questo dono dello Spirito: la gioia cristiana. Lontana dalla tristezza, lontana dall’allegria semplice … è un’altra cosa. E’ una grazia da chiedere”.

Oggi, ha poi concluso Papa Francesco, c’è un motivo bello di gioia per la presenza a Roma di Tawadros II, Patriarca di Alessandria. E’ un motivo di gioia, ha sottolineato, “perché è un fratello che viene a trovare la Chiesa di Roma per parlare”, per fare assieme “un pezzo di strada”.


Testo proveniente dalla pagina: clicca! sito Radio Vaticana

MARCO BARTOLI AL 3° CONVEGNO OFS-GIFRA DEL LAZIO: Investire sulla speranza è crescere sul peccato che ci porta a pensare di non farcela. La gioia dunque è amica della speranza e su questo S. Francesco è un grande maestro. AUDITORIO DEL SERAPHICUM, 14 APRILE 2013

3/Report
 
L'intervento fatto dal professore Marco Bartoli si è concentrato sulla speranza motore della storia. La speranza cristiana, infatti, non è un valore solo per me ma trova la sua completa realtà quando esce da me e guarda l’altro. Si è infatti usciti dalla depressione storica del XVI secolo quando nel costruire piccole città si sono prese in considerazione la Chiesa, gli ospedali etc.. Dunque, speranza non è ottimismo ma costruire un futuro per l’altro. 

Investire sulla speranza è crescere sul peccato che ci porta a pensare di non farcela. La gioia dunque è amica della speranza e su questo S. Francesco è un grande maestro.


Marco Bartoli: Per un verso è d’accordo sulla affermazione fatta da Paolo Affatato circa la citazione fatta da un filosofo riguardo “il cinismo che pervade” prendendo atto che la speranza non è legata solo in un discorso economico, dissentendo però sull’essere cinico di molti, dato che il problema che la non-speranza sia legata solo al cinismo non è verità, in quanto si darebbe la colpa a chi non spera catalogandolo come cinico, ma chi non spera è solo vittima.

Siamo in una epoca in cui si è sfaldato il grande sogno di un futuro più bello.

Il 1962 fu protagonista per il popolo Africano di una grande speranza quando si rese indipendente creando molti stati. Fu chiamata la grossa speranza del terzomondismo.

Anche il comunismo è stato un pensiero positivo che ha dato un’enorme speranza che alla lunga è caduto perché non è stato costruito quest’ideale per il benessere dell’uomo ma in realtà, a scapito della persona.

Il progresso anche ha dato una grande speranza in quanto, la vita è diventata migliore. Non c’è dubbio però che il benessere sia anche rischioso in quanto, è portatore anche di catastrofi e povertà e con questo crollo del sistema, il futuro diventa invece minaccia.

Dopo il 1988 si è creduto che il mercato economico poteva risolvere tutto ma poi, questa speranza è durata poco e il suo fallimento sta agli occhi di tutti.


Come cercare allora la speranza?

Papa Francesco ci risponde quando dice: “Uno sguardo di tenerezza (cfr. che è compassione) riapre la speranza dell’altro”.

La speranza Cristiana non è per me ma è la speranza per l’altro che ci fa porre la domanda; “cosa posso fare per te?”.

L’amore è la capacità di sperare per l’altro, di costruirne il futuro perché si esce dal controllo dell’altro, anche se quello che pensavo su questo è diverso o magari avevo un disegno e una visione diversa.

La speranza è poter vedere, anche stando dentro la schiavitù, in momenti di dolore, il cammino per costruire con determinazione, il domani che non è per me, ma è per tutti.

Dio spera per il suo popolo: “per questo sono sceso…”.
Si è usciti dalla depressione storica del primo medioevo quando si è costruita la Chiesa che a sua volta, vicino si sono costruite le case, l’ospedale, la scuola.
 

Quindi anche nel momento di grossa difficoltà, se si ha uno sguardo di speranza per l’avvenire nasce la speranza Cristiana che è diventata il motore, anche per l’Europa.
Marcello Capaldi e Cristina Aurili