3 / 2007 - BEATIFICAZIONE DI FRANZ JAEGERSTAER IL CONTADINO CHE DISSE NO A HITLER / dal diario di Gimpiero Girardi

reprint Squilla Francescana, dic. 2007

Franz Jaegerstaetter, da molti conosciuto quale "il contadino contro Hitler", francescano secolare,  padre di famiglia, obiettore di coscienza e martire,condannato a morte nel 1943 per aver rifiutato l'arruolamento nell'esercito nazista, e' stato dichiarato "beato" dalla Chiesa lo scorso 26 ottobre, festa nazionale austriaca. Dopo il decreto pontificio del giugno 2007, la solenne cerimonia si e' svolta nel duomo di Linz, con una folta presenza di persone provenienti non solo dall'Austria ma da vari paesi europei e anche dagli Usa.

Avvenire 26 0ttobre 2007
La beatificazione e' il risultato di un lungo procedimento, definito dal diritto canonico. Su proposta di coloro che hanno conosciuto il potenziale beato o beata, la chiesa diocesana avvia una fase di studio e raccolta di documentazione sulla vita, gli accadimenti, il pensiero dell'interessato. Si procede intervistando quante piu' persone possibili, valutando documenti e testimonianze. Nel caso di Franz la fase diocesana e' stata avviata nel 1998 dall'allora vescovo di Linz, Maximilian Aichern, e postulatore e' stato il teologo (oggi vescovo di Innsbruck) Manfred Scheuer.
Dopo l'approvazione diocesana, la procedura passa di competenza della Congregazione per le cause dei santi, in Vaticano, che riorganizza il materiale e definisce la  Positio super virtutibus (il punto sulle virtu') del candidato.

Nel caso di Jaegerstaetter essa ha riconosciuto il carattere di martirio della sua morte, aprendo cosi' le porte alla proclamazione del beato.

La chiesa, illuminata a giorno per le esigenze della diretta televisiva, mostra un colpo d'occhio molto scenografico, dove spicca il colore rosso vivo dei paramenti dei numerosissimi celebranti (il rosso e' il colore liturgico dei martiri). Sono presenti, oltre al citato cardinale, il primate d'Austria, Christoph Schoenborn, e ben venticinque vescovi, tra cui Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, gia' presidente internazionale di Pax Christi. Oltre duecento i sacerdoti concelebranti.
In prima fila e' seduta Franziska Jaegerstaetter, moglie novantaquattrenne del beato, accompagnata dalle tre figlie, che avevano pochi anni quando il papa' sacrifico' la sua vita in nome della coscienza. Il volto di Franziska esprime, senza bisogno di parole, la serena gioia di vedere riconosciute le virtu' dell'uomo che ha accompagnato per pochi anni e di cui ha conservato la memoria fino ad oggi. Un lunghissimo interminabile applauso sottolinea la lettura del suo nome nell'introduzione alla celebrazione, officiata dall'attuale vescovo di Linz, Ludwig Schwarz.

Il vescovo Scheuer legge la Petitio, la richiesta rivolta al Santo Padre, nella quale si ripercorre la vita di Franz e si legge la sua esperienza alla luce della fede, concludendo con queste parole: "Franz Jaegerstaetter, per la decisa condotta della sua vita e per il suo martirio, e' un profeta dalla visione lungimirante e profonda. E' un esempio della fedelta' alle istanze della coscienza, un peroratore della causa della nonviolenza e della pace, un monito vivente di fronte ad ideologie distruttive. Grazie ad una coscienza formata e generosa, pronuncio' un 'no' deciso all'idolatria del nazionalsocialismo. Come testimone delle beatitudini evangeliche fornisce un volto alla buona novella dell'amore di Dio e del prossimo".

Segue la lettura del decreto apostolico, proclamato a Linz dal cardinal Jose' Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le cause dei santi: "Siamo d'accordo con la richiesta che Franz Jaegerstaetter, martire e padre di famiglia, d'ora in poi sia invocato come Beato Franz Jaegerstaetter".

In quel momento viene issata dietro l'altare una gigantografia di Franz, che rimane a fare da sfondo alla celebrazione. Sotto la foto c'e' la scritta: "martire e padre di famiglia", come lo ha descritto il papa, una definizione che rende molto bene il senso della testimonianza. 


Una reliquia del santo (ricavata dall'urna di sepoltura) viene depositata all'altare da Franziska. Particolarmente commovente e' il bacio che lei da' alla reliquia prima di consegnarla nelle mani del celebrante: quasi un passaggio di consegne nel compito di custodire la memoria di questo grande uomo, oggi beato.

Nell'omelia il vescovo Schwarz sottolinea l'attualita' della testimonianza di Franz, esempio di coraggio civile, che oggi va messo in atto contro il razzismo e ogni forma di discriminazione. In lui va onorato l'amore per la Sacra Scrittura e l'aver saputo trarre tanta forza dal sacramento del matrimonio. La vita di Franz e' stata un pezzo di vangelo attualizzato negli anni piu' bui del XX secolo.

Al termine della cerimonia, la chiesa, una bella costruzione tardo-gotica, si riempie del Te Deum, cantato ad una sola voce dai presenti, quasi un afflato collettivo di gioia e riconoscenza verso il nuovo beato. Poi il cardinal Martins saluta i presenti con queste parole: "Sono molto felice di aver inserito nella lista dei beati un uomo sposato e padre di famiglia. La testimonianza del Beato Franz, il suo coraggio indomito e la sua coerenza tranquilla e forte sono un esempio splendido in un tempo come quello in cui viviamo".
Erano oltre cinquemila le persone che affollavano le navate della chiesa.
Particolarmente folta la rappresentanza del movimento cattolico Pax Christi, che da sempre diffonde la conoscenza della figura di Franz Jaegerstaetter. Tra gli altri spiccava una rappresentanza ecumenica ed erano presenti anche i militari e l'associazione degli ex combattenti. Anche l'Italia era rappresentata, con un gruppo di trenta persone riunite dall'associazione "Franz Jaegerstaetter Italia" e una piccola delegazione di Pax Christi Italia. Altri sono giunti autonomamente in Alta Austria.

"In questo momento provo sentimenti di gioia, gratitudine e amicizia per Franziska"
, ci ha dichiarato al termine della messa il vescovo Manfred Scheuer. "Il papa tedesco ha favorito il percorso verso la beatificazione: non dobbiamo dimenticare che ha vissuto da ragazzo a pochi chilometri da St. Radegund, paese natale di Franz".

Da parte sua il vescovo Maximilian Aichern, cui si deve la prima "apertura" della Chiesa nei confronti di Franz, fa notare che la beatificazione ha il senso di un riconoscimento che lui e' stato piu' vicino alla verita' e alla giustizia. "Non c'e' alcuna logica di confronto con chi ha compiuto scelte diverse. La beatificazione e' un invito alla sequela, non un premio per le azioni compiute".

Le celebrazioni per la beatificazione sono proseguite nel pomeriggio del 26 ottobre con la rappresentazione dell'opera sinfonica dedicata a Franz. In dieci scene, l'opera, scritta da Gerd Linke con le musiche di Viktor Fortin, ripercorre i momenti salienti della vicenda: dal riconoscimento dell'inconciliabilita' tra nazismo e cristianesimo al rifiuto della divisa, dal rapporto con i paesani alla relazione con la moglie, dal giudizio in tribunale all'esecuzione.

E' seguito un ricevimento offerto dal presidente del Land, Joseph Puehringer, nella sede dell'ente regionale. Anche qui l'ospite d'onore era Franziska ma e' stata festeggiata anche Erna Putz, biografa di Franz e grande animatrice di ogni attivita' in suo ricordo.

La sera del giorno successivo a Ostermiething, capoluogo del paese natale di Franz, si e' svolta la veglia di preghiera in onore del santo. E' stato un momento di festa, organizzato nella chiesa ma animato anche da danze e brani musicali. Nella prima parte i bambini del paese hanno rappresentato la storia di Franz con la sottolineatura del valore della coscienza individuale. Quasi tutti i testi e le preghiere sono stati proclamati in tedesco, inglese ed italiano. Gioia per il Creato, conversione, famiglia, preghiera e Sacre Scritture, discernimento, vittime e carnefici, nonviolenza e amore per i propri nemici, sofferenza ed espiazione, speranza e resurrezione: questi i temi della veglia, guidata dal vescovo Scheuer.











Domenica 28 ottobre, infine, e' stata celebrata la prima messa in onore del beato, nella chiesa di St. Radegund. Data la capienza molto limitata, e' stato issato uno schermo gigante nella piazzetta antistante e cosi' (grazie anche ad un clima non particolarmente rigido) hanno potuto seguire la messa le diverse centinaia di persone presenti. La celebrazione e' stata guidata da tre vescovi: Scheuer, Aichern e Schwarz. Franziska ha raggiunto la chiesa in corteo, scortata dai cavallerizzi. Era seduta in un sidecar d'epoca: questo e' un ricordo del marito, che negli anni '30 era stato il primo in paese a possedere una motocicletta. 






Significativo anche un dono portato all'altare da una suora.
Dopo l’esecuzione il corpo fu cremato e l'urna rischiava di essere smarrita nel cimitero di guerra. Le suore che prestavano assistenza ai carcerati, avendo riconosciuto il valore di quel condannato, fecero crescere una pianta di rose nella terra dove lui giaceva, per poterne riconoscere l'urna alla fine della guerra (vedi link).
Cosi' avvenne e la sua sepoltura oggi puo' essere onorata nel piccolo cimitero di St. Radegund.


testo di Gianpiero Girardi
foto di Marco Stocchi