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Novità editoriale: IL CIBO DI FRANCESCO ALL'EXPO 2015 un'opera divulgativa con immagini sul cibo di cui si nutriva Francesco d'Assisi e i frati di Giuseppe Cassio e Pietro Messa

In vista dell'EXPO 2015 di Milano sulla nutrizione le Edizioni di Terra Santa hanno pubblicato il libro: GIUSEPPE CASSIO - PIETRO MESSA, Il cibo di Francesco. Anche di pane vive l'uomo, pp. 94, Milano 2015, euro 9,00. Si tratta di un'opera divulgativa con immagini sul cibo di cui si nutriva Francesco d'Assisi e i frati.

Stando a quanto si racconta di san Francesco d’Assisi, pare che egli non avesse nulla a che fare con il bisogno primario di nutrirsi. Eppure anche nella sua vicenda umana è implicato il cibo: pane, focacce e cereali, erbe selvatiche, verdure e ortaggi, i mostaccioli a base di mandorle, miele e mosto d’uva, ma anche uova, formaggi, carne di maiale con i suoi derivati, pollo, pesce bianco o azzurro e pasticcio di gamberi, il suo preferito. Sono solo alcuni dei cibi che Francesco impiega per sostentare il suo corpo e che sono raccontati negli episodi di questo libro, desunti dalle fonti francescane. Al di là di un’agiografia austera e mistica, Francesco ci appare come un “sano goloso”, un moderato estimatore di buon cibo, che sa apprezzare come dono e segno di letizia e di umile ringraziamento a Dio.

GLI AUTORI: 
Giuseppe Cassio, storico dell’arte, ha al suo attivo libri, articoli e saggi apparsi su riviste, cataloghi e pubblicazioni specialistiche nazionali e internazionali. In particolare si segnala: Dai Protomartiri francescani a sant’Antonio di Padova (2011), che ha curato insieme a Luciano Bertazzo. 
Pietro Messa, frate minore, è professore di Storia del francescanesimo presso la Pontificia Università Antonianum di Roma. Tra le sue pubblicazioni: Frate Elia da Assisi a Cortona: storia di un passaggio (2005); Le fonti patristiche negli scritti di Francesco di Assisi (2006); Tra vita eremitica e predicazione. Il percorso di Francesco d’Assisi e della d’Assisi sua fraternità (2009).

Per informazioni:
Via Gherardini, 5 20145 Milano - ITALIA
tel. (+39) 02 34592679 - fax. (+39) 02 31801980
info@edizioniterrasanta.it

«E colui che mangia, non disprezzi chi non mangia, e chi non mangia, non giudichi colui che mangia. E ogniqualvolta sopravvenga la necessità, sia consentito a tutti i frati, ovunque si trovino, di servirsi di tutti i cibi che gli uomini possono mangiare».
(Regola non bollata IX,15-16)

PREGHIAMO CON S. FRANCESCO IL "PADRE NOSTRO" - parafrasato dal Francesco d'Assisi

San Francesco sceglie "liberamente e con tutta sicurezza" Dio come unico Padre, in cui ripone "ogni suo tesoro, fiducia e speranza" (Fonti francescane 1043). Facciamo nostra l'esperienza di preghiera che S. Francesco vive con il Padre.


Preghiamo il Padre nostro
con San Francesco d’Assisi

Sanctissime
Padre Nostro
Santissimo Creatore, Redentore, Consolatore e Salvatore nostro

Che sei nei cieli...
negli Angeli e nei Santi illuminandoli a conoscere che tu, Signore, sei luce; infiammandoli ad amare, perchè tu, Signore, sei amore; inabitando in essi, pienezza della loro gioia poichè tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale viene ogni bene, senza il quale non vi è alcun bene.

Sia santificato il tuo nome...
si faccia più chiara in noi la conoscenza di te,per poter vedere l'ampiezza dei tuoi benefici, l'estensione delle tue promesse, i vertici della tua maestà, le profondità dei tuoi giudizi

Venga il tuo regno...
affinchè tu regni in noi per mezzo della grazia e tu ci faccia giungere al tuo regno dove ti vedremo senza ombre, dove sarà perfetto il nostro amore per te, piena di gioia la nostra unione con te, eterna la nostra felicità.

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra
affinchè ti amiamo con tutto il cuore sempre pensando a te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore. Fa' che possiamo amare il nostro prossimo come noi stessi, trascinando tutti al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri, aiutando gli altri a sopportare i mali e non recando offesa a nessuno.

Dacci il nostro pane quotidiano...
il tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, da' a noi oggi a ricordo e riverente comprensione di quell'amore che ebbe per noi, e di tutto ciò che per noi disse, fece e patì.

Rimetti a noi i nostri debiti...
per la tua ineffabile misericordia in virtù della passione del Figlio tuo e per l'intercessione e i meritidella beatissima Vergine Maria e di tutti i santi.

Come noi li rimettiamo ai nostri debitori...
e quello che noi non sappiamo pienamente perdonare, tu, Signore fa' che pienamente perdoniamo, sì che, per amor tuo, si possa veramente amare i nostri nemici... e a nessuno si renda male per male, e si cerchi di giovare a tutti in Te.

Non ci indurre in tentazione...
nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.

E liberaci dal male...
passato, presente e futuro.

Amen


Note dagli incontri Quaresimali in cripta: 
Spesso come motivo di perfetta aderenza al Vangelo si dice che Francesco lo viveva "sine glossa", alla lettera. La parola tardo latina glossa deriva dal greco e si riferisce a quelle annotazioni che si fanno a mano sui margoni o tra le righe dei libri, allora i codici, dove vi è spazio libero per scrivere. Si intende quindi che San Francesco prende e segue alla lettera il Vangelo. Com'è allora che ci troviamo di fronte a questa esposizione o perifrasi della preghiera che ci ha dato il Signore, il Padre nostro ?
"Come ha evidenziato André Vauchez - ci ha ricordato P. Pietro Messa in uno degli incontri quaresimali in cripta - il modo di Francesco di vivere la sequela Christi non consiste – come invece si è soliti dire – in un’osservanza letterale del Vangelo "sine glossa" (senza commenti), ma in un’alta considerazione della lettera quale luogo per cogliere lo spirito; proprio tale osservanza «spiritualmente letterale» del Vangelo gli permette di avere una fede integrale senza cadere nell’integralismo.

FRANCESCO, SERVITORE DEL PAPA RIPORTO’ IL VANGELO AGLI UMILI / Alberto Melloni

Trasforma i maleodoranti “pauperes”
in una dolce compagnia


Francesco non si dimentica, Francesco non si consuma. Crinale di un tempo lontano, Francesco nasce a pochi chilometri e a troppi Appennini dalla pianura bolognese dove il diritto sta riscrivendo il genoma politico d’Europa, lungi dalla campagna romana dove si affina la monarchia papale.
Mentre lui cavalca sotto Perugia, a Bologna gli eredi di Graziano insegnano a interpretare, con i frammenti dissonanti della tradizione, la disciplina ecclesiastica. Mentre lui sbircia la povertà fuori del sacro spazio della mercatura, gli ecclesiastici imparano la glossa, che sa spremere da un caso un principio. Francesco è estraneo a questo mondo e lo combatte con la forza con cui si distanzia dalla sua cultura di cavaliere. Non ha nostalgie monastiche o progetti riformatori; ma non può fare a meno della letizia dell’evangelo, vissuto con la radicalità di chi cerca le vestigia del Cristo e nient’altro. L’evangelo «sine glossa», fuori dalla scienza e dal dolciastro, fuori dal potere e dalle pie abitudini, è la sua sete e la sua bevanda.
Come penitente, sa trasformare in una compagnia dolce e irrinunciabile i maleodoranti «pauperes» al cui opposto non sta il ricco, ma il «potens». E fra i «potentes» giudicati dalla povertà, ci sono le istituzioni, cause involontarie di uno di quei risvegli evangelici che guizzano improvvisi nel torpore delle senescenze cristiane. «Nudus nudum Christum sequi» - seguir nudi il Cristo nudo - dicono in tanti fra XII e XIII secolo: finiti in mano al braccio secolare, scannati dai crociati interni alla cristianità, arruolati fra i flagellanti o gli eremiti o persi.
Francesco invece ha successo (a sentir l’agiografia), perché è obbediente al Papa. Francesco in realtà fallisce (dice la storiografia in contropelo), perché accetta di far marcire il carisma nell’ordine. Oggi sappiamo che Francesco è un dramma, che può essere capito solo se si osa «rappresentarlo». Da Dante ai teologi, dai predicatori agli storici, dai Giotto ai registi, dai fabbricanti di fioretti ai frati, per tutti il nodo è uno: raccontare la prepotenza di una rinascita evangelica incontenibile nella sua vitalità e fragilissima nelle sue posterità, che conta (se conta) non perché produce effetto, ma perché c'è. Francesco non vede nel suo dramma la dialettica infantile fra carisma e potere, ma la relazione fra due «forme» che cita nel testamento. Da un lato c’è, misera e necessaria, la «forma della chiesa romana». Essa minaccia e non può non minacciare l’altra «forma», la «forma del santo evangelo», perché «tende a scambiare la propria necessità con la capacità di contenere in maniera esaustiva l’evangelo stesso» (O. Ruggieri, Cristianesimo, chiesa e vangelo, il Mulino). Francesco non sventa la minaccia, non imbocca la via della mistica autoreferenziale: la vive nella povertà e nell’amore alla povertà, una musica che suona bestemmia nel coro. Una musica che non si dimentica, non si consuma, anche se sembra oggi muta come una malinconia.

Source: Corriere della Sera – 24 dic 2005

19 febbraio: visita alla Mostra “FRANCESCO Tracce, Parole, Immagini. San Francesco nella Biblioteca del Sacro Convento di Assisi”

mercoledì 19 febbraio
visita alla mostra su San Francesco:

“FRANCESCO
Tracce, Parole, Immagini. San Francesco
nella Biblioteca del Sacro Convento di Assisi”
organizzata a:   Palazzo San Macuto
Biblioteca della Camera dei deputati.
Appuntamento: ore 16,00
davanti il portone di
Via del Seminario, 76
referente di fraternità: Assunta Salticchioli
L’ingresso è gratuito.
Per saperne di più sulla mostra: clicca qui !

UN ESEMPIO : BOLLA DI ONORIO III
nei minimi dettagli - clicca