di Cristina Aurili
Domenica 14 aprile 2013, presso l’auditorio del Seraphicum in Roma si è svolto il III Convegno Regionale dell’OFS-GIFRA con il titolo: “Tu …. Sei speranza. Pieni di Dio nel mondo”.
E’ stato un incontro molto partecipato, tanto da riempire quasi tutti gli spazi del
teatro e (oltre a manifestarsi eccellente nella convivialità visibilmente
tangente attraverso un lauto banchetto di inizio giornata) si è condiviso in
modo maturo la tematica del convegno.
TAVOLA ROTONDA
Hanno fatto il loro intervento tre relatori: don Gennaro Matino, teologo ed economista; Costanza Miriano, giornalista e scrittrice e il prof. Marco Bartoli, studioso di francescanesimo.
Don Gennaro Matino ha cercato di
analizzare la panoramica attuale di disperazione dovuta all’aumento delle
percentuali di povertà e alla difficoltà di trovare una occupazione solida e
certa, facendo leva sul concetto che oggi la crisi non è “economica ma è la crisi dell’uomo che ha puntato sull’economia”,
svendendo molti valori come ad esempio
la fedeltà, l’amicizia (“si è infatti
fedeli al proprio portafoglio e non all’amicizia!”) o la stima della
persona, (“sono un essere vincente perché
mi posso permettere tutto!”).
L’antidoto allo sconforto è nel ritrovare un sogno cercando di
vedere più il bello che il negativo e questo si manifesta attraverso la
compassione, che trasforma il tempo nemico in tempo favorevole.
Conclude
l’intervento con queste parole: “l’ora
più buia della notte è sempre quella più vicina al giorno”.
la registrazione audio non è integrale
Appunti
dal Convegno
Paolo Affatato cita San Francesco: “Dov’è disperazione che io porti la speranza”.
Come essere araldi di speranza in questo mondo? Da un rapporto Istat delle settimane scorse sulla disoccupazione, un giornale titolava così: Quelli che non sperano. Dopo la sfiducia viene la rassegnazione.Come è possibile iniettare la fiducia della speranza?
Come essere araldi di speranza in questo mondo? Da un rapporto Istat delle settimane scorse sulla disoccupazione, un giornale titolava così: Quelli che non sperano. Dopo la sfiducia viene la rassegnazione.Come è possibile iniettare la fiducia della speranza?
Don Gennaro Matino: Il virus della disperazione sembra
contagiare la società italiana attraverso la povertà e la disoccupazione. Come
si può riattivare la speranza in questa Società?
Il termine oggi che dovrebbe essere usato non è la rassegnazione, che è di un tempo che abbiamo superato ma bensì la depressione, che è il penultimo gradino prima della disperazione.
Il termine oggi che dovrebbe essere usato non è la rassegnazione, che è di un tempo che abbiamo superato ma bensì la depressione, che è il penultimo gradino prima della disperazione.
L’Europa e il mondo stanno vivendo scenari
ancora più difficili della crisi economica americana del 1929. Dopo le torri gemelle si sono innescati
scenari così imprevedibili che hanno depotenziato l’economia mondiale. La crisi di cui si parla è quella economica
o è più crisi ancora quella dell’uomo che ha puntato tutto sull’economia? Se l’ultimo Dio dell’uomo era quello
dell’economia e su questo Dio abbiamo investito la nostra speranza, il sistema
valoriale si è progressivamente accartocciato su se stesso andando in crisi. Si
sono calpestati valori come quello della fedeltà.
In ragione del portafoglio, si è fedeli al proprio portafoglio e ai suoi
guadagni e non più all’amicizia; si è fedeli al nostro … (conto) non alla parola data, che prima era un valore
assoluto, era parola di fedeltà.
Dunque la crisi valoriale ha svenduto i
valori inalienabili rispetto all’uomo come l’essere pronti alla riconciliazione, valori come l’onestà
che era concreta dignità mossa
dall’uomo e dal credente. Il valore del
lavoro una volta era sacrificio
mentre poi, dentro questa ottica di crisi valoriale, è stato impoverito fino a
considerare che il lavoro è successo e porta facili guadagni. Il massimo del valore è stato fatto per il
benessere economico pensando che è bravo colui il quale ha successo ed è
benestante. Se la società è in crisi buia, avendo
polverizzato valori come l’amicizia,
la fedeltà, la vita, il lavoro, ha
polverizzato ogni fondamento del bene
comune e della dignità comune. In altri momenti storici negativi, la
persona reagiva meglio perché c’era unità d’intenti, c’era un percorso comune
tra uomini e donne che era un sogno
comune. Si aveva di meno, c’era poco lavoro, si avevano poche cose. Se io ho un sogno, lotto per il domani!
Sono giovane anche a 80 anni. Se invece non ho un sogno, sono vecchio anche a
20 anni.
La politica è responsabile di tutto questo, perché dovrebbe dire quale avvenire possa aprirsi oltre queste macerie. Questa dovrebbe rinvigorire il sogno facendoci vedere sì, quanto abbiamo perso ma soprattutto di quanto abbiamo guadagnato. Nella tempesta bisogna dare la dignità della visione della speranza! Dare dunque ragione alla speranza.
In questo momento dovrebbe esserci la compassione perché questa da respiro dentro la bufera. L’uomo, grazie a questo valore aggiunto, ci porta fuori dal tempo nemico per raggiungere un tempo favorevole. La compassione apre gli occhi, fa uscire dalla porta l’uomo e chi sta sotto la pioggia, fuori, senza ricovero è accolto da questi, dall’uomo che usa compassione. Bisogna organizzare la speranza! Alla fine rimanga un detto sempre valido: L’ora più buia della notte è sempre quella più vicina alla luce del giorno.
La politica è responsabile di tutto questo, perché dovrebbe dire quale avvenire possa aprirsi oltre queste macerie. Questa dovrebbe rinvigorire il sogno facendoci vedere sì, quanto abbiamo perso ma soprattutto di quanto abbiamo guadagnato. Nella tempesta bisogna dare la dignità della visione della speranza! Dare dunque ragione alla speranza.
In questo momento dovrebbe esserci la compassione perché questa da respiro dentro la bufera. L’uomo, grazie a questo valore aggiunto, ci porta fuori dal tempo nemico per raggiungere un tempo favorevole. La compassione apre gli occhi, fa uscire dalla porta l’uomo e chi sta sotto la pioggia, fuori, senza ricovero è accolto da questi, dall’uomo che usa compassione. Bisogna organizzare la speranza! Alla fine rimanga un detto sempre valido: L’ora più buia della notte è sempre quella più vicina alla luce del giorno.
Marcello Capaldi