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28 Dicembre - S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Commento al Vangelo del giorno di Adelaide Rossi

Domenica fra l’ottava del Natale
SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE
Gn 15,1-6; 21,1-3; Sal 104 (105);
Eb 11,8.11-12.17-19; Lc 2,22-40 

Luca 2,22-40 

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
 
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
 
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
 
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.


In Gesù la nostra umanità viene liberata dalla schiavitù della colpa. Comprendiamo perché Dio sia chiamato “grande e misericordioso”: perché solo la potenza e la misericordia potevano donarci il Liberatore che vince il peccato.

Gesù Bambino è consacrato a Dio. Sulla croce lui stesso si offrirà e si dedicherà al Padre, dopo tutta una vita di appartenenza a lui. Questa appartenenza totale, con cui compirà il disegno divino, sarà motivo di condanna o di salvezza: a seconda della fede o del rigetto. La famiglia è costituita da un insieme di rapporti: tra marito e moglie, tra genitori e figli. Oggi, tendiamo a chiudere qui il cerchio familiare. Ma non è così: c’è un altro rapporto più largo: quello tra nonni e nipoti, o tra anziani e giovani, che pure è parte integrante di ogni normale famiglia umana.
Quest’anno le letture ci offrono l’occasione di riflettere proprio su quest’ultima componente della famiglia: gli anziani. Ognuna delle tre letture ci presenta una coppia di anziani: nella prima e seconda lettura essi sono Abramo e Sara; nel Vangelo, Simeone e Anna.
Gli anziani sono quelli che più hanno risentito dei vertiginosi mutamenti sociali dell’era moderna. Nella Bibbia, come nelle società antiche, gli anziani erano i pilastri intorno a cui ruotava la famiglia e la società. Oggi, invece, vengono quasi “emarginati”.
La società li considera come espressione di “un’età poco fruttifera” per la società. Il termine pensio- namento ha un po’ questo significato (in inglese lo chiamano retirement). Ma è veramente un “ritirarsi”, un essere tagliati fuori dalla vita vera? O il principio di una nuova operosità? Perché non proviamo a vederli con “occhi nuovi”?
Dopo aver lavorato tutta la vita per i bisogni del corpo e per i doveri umani, molti anziani hanno scoperto che potevano finalmente dedicarsi con più agio e libertà a coltivare il loro spirito. Per tutti costoro si realizza la parola del salmo che dice: “Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi” (Salmo 92, 15).
La Scrittura traccia anche le linee per una spiritualità dell’anziano: “I vecchi sono sobri, dignitosi, assennati, saldi nella fede, nell’amore e nella pazienza. Ugualmente le donne anziane si comportino in maniera degna dei credenti: non siano maldicenti, sappiano piuttosto insegnare il bene per formare le giovani all’amore del marito e  dei figli” (Tito 2, 24). Non è difficile desumere da questo insieme di raccomandazioni i tratti fondamentali che fanno il buon anziano.
Nell’anziano, uomo o donna, deve spiccare anzitutto una certa calma, dignità che fa di lui un elemento di equilibrio nella famiglia. Uno che, nei contrasti, sa relativizzare le cose, smorzare i toni, indurre alla riflessione e alla pazienza. Una delle situazioni più penose che oggi vivono gli anziani è assistere impotenti alla sfasciarsi del matrimonio dei loro figli, con tutto quello che ciò comporta, per i nipotini e per tutti. Anche in questa circostanza l’anziano deve essere uno che invita alla riconciliazione, trattiene dal prendere decisioni precipitose.
Un’altra virtù suggerita agli anziani è una certa apertura verso i giovani. Le indicazioni più preziose per una spiritualità dell’anziano ci vengono proprio dalle figure di anziani che abbiamo ricordato. Abramo e Sara ci dicono che la forza che deve sorreggere un anziano è la fede. Da Simeone e Anna, impariamo l’altra virtù fondamentale degli anziani: la speranza. Simeone ha sperato tutta la vita di vedere il Messia, e un giorno ha avuto la gioia di stringerlo tra le braccia Ogni anziano ha un desiderio segreto nel cuore. Bisogna, come Simeone, continuare a sperare e a pregare. Nei Salmi troviamo questa toccante preghiera di un anziano: “Non mi respingere nel tempo della vecchiaia, non abbandonarmi quando declinano le mie forze…Tu mi hai istruito fin dalla giovinezza e ora nella vecchiaia e nella canizie, Dio, non abbandonarmi” (Salmo 71, 9ss.).
Adelaide Rossi, ofs

Questo passo del vangelo mi ha suggerito altri quattro punti di riflessione:

1) Ogni creatura che appare sulla faccia della terra ha un destino misterioso: anche se inferiore a quello di Cristo, è pur sempre il destino di un suo “fratello” e di un figlio adottivo di Dio Ogni genitore come autentico educatore dovrebbe adottare come motto quello del Battista: “Bisogna che lui cresca e che io diminuisca”. Autorità è prima di tutto “far crescere” (augere).

2) Il ragazzo Gesù “cresce in sapienza e grazia”. Egli diventa così il modello della crescita di ogni ragazzo nella dimensione umana e spirituale.

3) Genitori e figli sono i poli della struttura familiare e sono il tessuto connettivo della storia di una famiglia. Un’analisi dei loro rapporti reciproci sulle basi delle annotazioni del Siracide e di Paolo (I e II lettura) può ricondurre nell’etica cristiana anche questo impegno umano fondamentale.

4) L’anziano è contemporaneamente dramma e speranza; e, infatti, realisticamente sfacelo fisico e indebolimento mentale ma è anche segno vivo d’amore, è profondità d’intuizione, è sapienza, è persino, come Simeone e Anna, profezia.

SAN FRANCESCO E LA FAMIGLIA - L'efficacia delle parole e della preghiera di Francesco d'Assisi nel ricomporre l'unità delle famiglie.

Sabato 4 ottobre, festa liturgica di san Francesco, il Papa invita alla preghiera per il prossimo Sinodo sulla famiglia. Tale gesto ben si radica in quanto Tommaso da Celano narra nel Memoriale (in Fonti Francescane, 623) circa l’efficacia delle parole e della preghiera dell’Assisiate nel ricomporre l’unità nelle famiglie.

Mentre il servo di Dio si recava alle Celle di Cortona, una nobildonna di Volusiano gli andò incontro in tutta fretta. Dopo lungo cammino, finalmente lo raggiunse ansimante, perché era persona molto delicata e gracile. Quando il padre santissimo la vide così sfinita e trafelata, ne ebbe compassione e le chiese: «Che cosa desideri, donna?». «Padre, che tu mi benedica». E il santo: «Sei sposata o no?». «Padre, – rispose – ho un marito molto crudele, che mi è di ostacolo nel servire Gesù Cristo. È questo il mio vero tormento: a causa sua non posso mantenere i buoni propositi che il Signore mi ispira. Perciò ti chiedo, o santo, di pregare per lui, affinché Dio nella sua misericordia gli muti il cuore».
Il padre rimase ammirato della donna dotata di un animo virile e così piena di senno, pur essendo di giovane età. E le rispose molto commosso: «Và, figlia benedetta, e sappi che tuo marito in futuro ti sarà di consolazione». E aggiunse: «Gli dirai, da parte di Dio e mia, che ora è tempo di salvezza, ma più tardi di giustizia». E la benedisse. La donna se ne tornò a casa e, incontrato il marito, riferì quanto le era stato ordinato. Lo Spirito Santo scese improvvisamente su di lui e, trasformatolo da vecchio in uomo nuovo, lo indusse a rispondere con tutta dolcezza: «Donna, serviamo il Signore e salviamo le nostre anime qui nella nostra casa».

«A me pare – soggiunse la moglie che dovremmo porre come fondamento, per così dire, nella nostra anima la continenza, e poi edificarvi sopra le altre virtù». «Sì, piace anche a me, come precisamente a te», concluse il marito. Vissero molti anni in castità, e poi passarono da questa vita beatamente nello stesso giorno, uno come olocausto del mattino e l’altro sacrificio della sera.

Per approndire cfr. C.-A. Acquadro, Sulle orme di Gesù povero, Assisi 2014, pp. 14,00, euro 12,00.

Per un ulteriore approfondimento si può cliccare qui.

tratto da ZENIT agenzia di informazione internazionale no-profit formata da una équipe di professionisti e volontari convinti che la straordinaria saggezza del Pontefice e della Chiesa cattolica, possa alimentare la speranza e aiutare l’umanità tutta a trovare verità, giustizia e bellezza. 

O.F.S. S. ANTONIO AL CONVEGNO NAZIONALE EPM


29 DICEMBRE – 1 DICEMBRE 2013

CONVEGNO NAZIONALE EVANGELIZZAZIONE
E PRESENZA NEL MONDO

FRANCESCANI SECOLARI TRA EVANGELIZZAZIONE E NUOVE SFIDE SOCIALI: PROGETTI E PROSPETTIVE

Il Settore del CEMIOF (Centro Missionario OFS) fino a qualche anno fa comprendeva il vasto vaglio delle iniziative sia missionarie comunemente intese quelle quali ad gentes, sia ltutte e iniziative di evangeliz-zazione, educative, sociali, politiche, di GPSC etc. : opportunamente l’OFS d’Italia – dopo un’esperienza pluriennale – ha istituito per quest’ultime attività il settore EPM (Evangelizzazione e Presenza del mondo) all’interno del quale il Cemiofs si occupa prettamente delle inziative più specificamente missionarie.
Si terrà a Roma presso il Pontificio Istituto Mater Ecclesiae, il prossimo fine settimana, il convegno nazionale del settore EPM dal titolo” Francescani secolari tra evangelizzazione e presenza nel mondo”, cui sono invitati alla partecipazione tutti i fratelli e sorelle della Fraternità.

Il programma dettagliato delle giornate, vedrà accanto ai momenti liturgici, vari incontri di confronto di cui ricordiamo:
SABATO MATTINA: TAVOLA ROTONDA
CON MONS. GIANCARLO BREGANTINI
E IL PROF. ERNESTO PREZIOSI

Sabato pomeriggio, dopo un’introduzione ai lavori, cominceranno i lavorori: missioni – famiglia – Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato ... che riprenderanno domenica mattina, terminando con le relazioni dei vari gruppi con la presentazione di proposte e progetti formativi.
L’Ofs Lazio ha puntato molto su questo settore, strutturando numerosi settori e individuato per ognuno di essi dei responsabili tra le varie fraternità. Questo anche per favorire una reciproca conoscenza e interscambio tra loro per una rescita comune della più grande fraternità dell'OFS Lazio.


La nostra fraternità - a tutt'oggi - con Marco Stocchi e Cesare Catarinozzi guida il settore “Dialogo interreligioso”; Cristina Aurili e Marcello Capadi sono impegnati con il settore “Famiglia”. Delegata all'EPM, per la fraternità,  è Elisabetta Di Folco.

E’ stato pubblicato un vademecum deii settori EPM-Lazio che può essere richiesto in fraternità.


L'AMORE IMPERFETTO. Dove nasce l'attuale disorientamento della famiglia e dei suoi membri / di Claudio Risé

Dove nasce l'attuale disorientamento della famiglia e dei suoi membri

L'amore imperfetto

di Claudio Risé

Si moltiplicano le riflessioni su l'amore imperfetto. Il recente seminario della Pontificia Commissione per la Famiglia su "L'amore imperfetto. La madre e il padre nell'educazione dei figli", così come i recenti libri della psicologa Grazia Attili o quelli della neuropsichiatra Mariolina Ceriotti accettano di lasciarsi provocare dall'imperfezione dell'amore, sia quello che abbiamo ricevuto che quello che siamo chiamati a dare.

L'attuale disorientamento della famiglia e dei suoi membri non nasce solo al suo interno. Così il suo superamento non è ottenibile solo con una dettagliata descrizione delle dinamiche familiari: esse rimandano a una ferita più profonda. La madre, il padre, i figli di cui si parla a proposito dell'amore imperfetto vengono oggi invasi dal modello di cultura dominante nei loro affetti e vissuti attraverso controlli e proposte pervasive e storicamente inedite.

Per convincersene (oltre a seguire le notizie) basta guardare - come ha fatto Michel Foucault - alla straordinaria moltiplicazione dei dispositivi giudiziari e amministrativi, che da allora hanno ulteriormente dilagato in ogni ambito dell'esperienza umana. I rapporti tra i genitori e quelli coi loro figli vengono oggi sottoposti a dettagliati interventi di regolazione e omologazione da parte di autorità nazionali e sovranazionali, oltre che del sistema di comunicazione globale in cui siamo costantemente immersi.

Insieme a questo assedio pubblico alla vita della famiglia si è sviluppata la sua distanza nei confronti di Dio. L'imperfezione nell'amore è fortemente legata a quella trasformazione profonda nel rapporto con l'altro chiamata "processo di secolarizzazione", durante il quale il rapporto con l'altro inteso come Dio è stato gradualmente emarginato dalla vita dell'uomo, fino a venire considerato un'eventualità privata, senza rilevanza per la vita pubblica.

Come ha osservato Romano Guardini, nella secolarizzazione l'incontro col mondo "sembra essersi trasformato in un rapporto di mera oggettualità. Il mondo diventa oggetto". In questa ottica anche le madri, i padri, i figli, i rapporti tra di loro, diventano oggetti da osservare. Le scienze (e la stessa psicologia) quando guardano all'uomo coi metodi oggettivanti delle scienze naturali, faticano ad accettarne il mistero. Diventano allora più rari e difficili, nota ancora Guardini, "l'atteggiamento del dischiudersi, dell'ascolto attento e dell'immergersi".

L'allontanamento dell'esperienza religiosa e le sue conseguenze sul rapporto con l'altro, la visione oggettivante delle tecnoscienze e l'indebolimento del soggetto umano, l'indifferenza al senso nel linguaggio preoccupato solo di ricostruire le cause, condizionano e determinano lo scenario in cui si muovono gli attori della famiglia di oggi: la madre, il padre, i figli, e la qualità dell'amore che in essa si realizza (o non si realizza).

indicizzazione


INCONTRI PER GIOVANI FAMIGLIE - "IL DOLORE" / report dell'incontro di maggio organizzato dai Frati minori nel Convento di S. Bonaventura al Palatino






Facendo seguito al mio articolo pubblicato sul nostro giornale “Squilla” di apr-mag 2013 (n.300) riguardo l’iniziativa distribuita su cinque incontri mensili e organizzata dai frati minori del Convento di San Bonaventura al Palatino a Roma per le giovani famiglie sposate, si riporta l’incontro del 26 maggio, che ha riflettuto sul tema del “Dolore” .


 Le coppie che hanno partecipato sono state introdotte, nello stesso stile dell’incontro precedente di Aprile, nella lettura, per una preghiera che fosse anche momento di silenzio e riflessione, di vari frammenti presi dai Sacri Testi (Sapienza 8,9; Is,17-20; Giobbe 2, 13; Isaia 35, 4-10; Rom 5, 3-5; Sal 9, 35; Sal 29,11-13; Gv 16, 21-24).

Entrando nella narrazione del brano di Tobia (Tb 10, 11-12), si legge la richiesta che Tobia fa al padre di Sara, sua sposa, di poter ritornare dai suoi genitori in quanto sicuro che questi lo credono ormai morto. Dopo i tentativi da parte di Rachele nel farlo rimanere ancora a casa sua proponendogli, per tranquillizzarlo, l’invio di suoi messaggeri per informare i genitori di Tobia che il loro figlio è vivo, Tobia riesce con manifesto sentimento di apprensione, a convincerlo invece di poter ritornare con Sara alla casa paterna e materna.
Tobia dunque non nega la sensibilità che ha nel dolore pensando ai genitori che lo credono morto. Decide di lasciare la situazione di “sicurezza e prosperità” (clima festoso delle proprie nozze con Sara) ed intraprendere il viaggio verso il dolore dei genitori, che non è un suo dolore ma è un dolore di consapevolezza e di partecipazione al dolore degli altri.
Tobia questo dolore lo vive aprendosi e parlandone e si muove per alleviare il dolore dei suoi che alla fine, è il suo stesso dolore.

Il dolore dunque è una condizione dell’animo che reagisce alla perdita e alla ferita che questa produce. Il dolore della Scrittura non è affrontato come una forma privata ma lo universalizza riconoscendone le fattezze comuni ad ogni “carne”.
Il dolore come immagine di se, si pone come espressione di una ferita fisica o emotiva provocando la grande questione del valore della vita ponendosi quale voce del male e della morte.
Il carico che comporta il dolore pone numerose sfide: la difficoltà ad accettarlo, in quanto per naturale difesa si tende ad allontanarlo ma alla lunga, questo allontanamento produce un effetto terribile per chi ne cade vittima: l’isolamento.
Tale dinamica si crea per esempio nella malattia. Intorno al malato è possibile che si crei una “cortina di silenzio” e dunque, al dolore in sé il malato sperimenta il dolore per l’allontanamento di chi non è in grado di stare, di portare e condividere quel peso.

Un’altra sfida è la ricerca di una causa, di un perché che talvolta può degenerare nella ricerca di un colpevole o responsabile.
Altre ancora sono la ricerca di un fine o di uno scopo; la ricerca di un senso e significato; ricerca di un modo per portarlo; ricerca di qualcuno con cui portarlo.
Il dolore resta avvolto in un grande mistero. Servono altri strumenti per affrontarlo.
Ogni dolore, in una conoscenza approfondita di Dio, porta alla messa a fuoco che esso stesso è causato da un male responsabile. Il dolore innocente diventa sorgente di benedizione assumendo un valore enorme agli occhi di Dio.
Alla tentazione umana di evasione dal dolore Cristo invece “sta”, si ferma, prende su di sé e porta insieme. Dunque il mistero del dolore, si apre dinanzi alla logica dell’amore.
Il dolore è l’ambiente che maggiormente descrive il limite, la vulnerabilità e la piccolezza dell’uomo.
La ferita prodotta è riscattata dall’amore nelle sue diverse modalità: Amore di chi si fa prossimo, di chi assume il dolore con amore e per amore, fino al dolore estremo del e nel tradimento.
A livello psicologico, come affrontare il dolore che abita la mia casa?
Nel dolore in una coppia spesso si nasconde qualcosa che non sta andando per il verso giusto nella relazione tra noi stessi o con l’altro. Spesso il dolore in una coppia è presente quando l’altro agisce, o parla o ci tratta come un elastico che ci fionda nella nostra storia, quando per esempio 'anche mio padre mi trattava così o mia madre si rivolgeva in quel modo'.
Il punto è che di tutto questo processo poi provoca una reazione intensa della quale neanche ci accorgiamo, non ne siamo consapevoli.
Il punto spesso è che ci scegliamo proprio la persona adatta a quelle ferite. Allora l’altro, diventa il nostro maggior nemico ... che in certi casi sorge il desiderio enorme di separarsene, senza sapere che l’altro, ci sta dando invece una occasione preziosa e speciale, per accostarci a quegli aspetti irrisolti e mai chiusi dentro di noi, dento di me.
Accostandoci alle nostre ferite si ha modo di approfondirle, dandogli un nome e riportandole alla vera origine: la nostra storia personale. Questo processo, quindi, tocca la sfera personale ed è molto importante che ognuno l’affronti.

Ma come il mio partner può diventare un’oasi nel dolore dentro questo movimento minaccioso e come la relazione di coppia può diventare uno spazio di medicamento reciproco?
La prima cosa da fare è quella di incominciare a conoscere se stessi e aver chiaro “Cosa è Mio (riguarda me)” e “Cosa è Tuo (riguarda te)”. Solo chiarificando e mettendo tale distanza posso guardarmi dentro, accorgendomi di me e dell’altro per creare vicinanza.
Una vicinanza che non mi inghiotte e mi possiede ma mi custodisce e mi accompagna. Insomma, un autentico accostamento paritario dell’uno all’altro, che crea uno spazio di ascolto e condivisione nell’intimità che spesso il dolore porta.
L’altro aspetto è il Perdono e la Riparazione che portano alla Riconciliazione.
Il perdono è un atto di libertà per cui si fa un dono, un regalo all’altro per aprire di nuovo la porta della relazione dando a tutti e due una possibilità. Se l’offeso perdona , chi ha ferito ripara e in una dinamica di coppia tale gratuità può chiudere il processo che ha portato al dolore in una prospettiva, invece, di fiducia e di speranza. A volte per perdonare bisogna perdonarsi.
Pace e bene a tutti.
Marcello Capaldi, novizio

COSTANZA MIRIANO AL 3° CONVEGNO OFS-GIFRA "TU ... SEI SPERANZA": "la coppia vivrà la speranza se si allena nella compassione se si concentra, quindi, a vedere più il bene e il bello dell’altro che le cose che sono da ostacolo". / Moderatore: Paolo Affatato.

2/Report

Domenica 14 aprile 2013, presso l’auditorio del Seraphicum in Roma si è svolto il III Convegno Regionale dell’OFS-GIFRA con il titolo: “Tu …. Sei speranza. Pieni di Dio nel mondo”.  E’ stato un incontro molto partecipato, tanto da riempire quasi tutti gli spazi del teatro e (oltre a manifestarsi eccellente nella convivialità visibilmente tangente attraverso un lauto banchetto di inizio giornata) si è condiviso in modo maturo la tematica del convegno.

Don Gennaro Matino ha cercato di analizzare la panoramica attuale di disperazione dovuta all’aumento delle percentuali di povertà e alla difficoltà di trovare una occupazione solida e certa, facendo leva sul concetto che oggi la crisi non è “economica ma è la crisi dell’uomo che ha puntato sull’economia”, svendendo molti valori come ad esempio la fedeltà, l’amicizia (“si è infatti fedeli al proprio portafoglio e non all’amicizia!”) o la stima della persona, (“sono un essere vincente perché mi posso permettere tutto!”)
L’antidoto allo sconforto è nel ritrovare un sogno cercando di vedere più il bello che il negativo e questo si manifesta attraverso la compassione, che trasforma il tempo nemico in tempo favorevole.
Ha concluso l’intervento con queste parole: “l’ora più buia della notte è sempre quella più vicina al giorno”. LINK 

Sulla stessa lunghezza d’onda si è concentrato l’intervento della mamma e moglie, Costanza Miriano: la coppia vivrà la speranza se si allena nella compassione se si concentra, quindi, a vedere più il bene e il bello dell’altro che le cose che sono da ostacolo.
 
“Quando ho cominciato a rimandare il brontolio ho visto dei miracoli”, ci ha dichiarato. Pertanto ad una donna che impara a vedere il bene nel marito corrisponde un uomo pronto a dare la vita per la sua sposa.
E’ in questo pensiero che trova realizzazione le parole di Paolo agli Efesini, quando dice: “La donna sia sottomessa all’uomo e questi, sia sempre pronto ad amarla e morire per lei”.

Costanza Mirano risponde a Paolo Affatato



a cura di Cristina Aurili

L’IMMAGINE DI DIO-AMORE NELLA VITA DI COPPIA. Dal 25 febbraio 5 incontri mensili, organizzata dai frati minori del Convento di San Bonaventura al Palatino a Roma e aperta alle giovani famiglie sposate.




Il 24 febbraio scorso è partita una brillante iniziativa distribuita su 5 incontri mensili, organizzata dai frati minori del Convento di San Bonaventura al Palatino a Roma e aperta alle giovani famiglie sposate. L’iniziativa è intitolata: “La promessa e il compimento di una felicità – l’immagine del Dio-Amore nella vita di coppia”. L’obiettivo del programma e quello di fornire “un percorso formativo per aiutare a vivere ed esprimere la bellezza della vita matrimoniale”.

I temi delle giornate hanno riflettuto e toccheranno nei prossimi mesi questi argomenti: il 24 febbraio si è riflettuto sul tema della “Paura”, il 24 marzo il tema è stato “dell’Amore”, il 21 aprile sarà sulla “Rabbia”, il 26 maggio si parlerà del “Dolore” e il 23 giugno, ultima data, si lavorerà sul tema della “Gioia”.

L’orario è dalle 15:00 alle 19:00.














... un percorso formativo per aiutare a vivere ed esprimere la bellezza della vita matrimoniale …

Le giornate sono organizzate principalmente da Fra Alessandro Cavicchia e da laici sposati che sono esperti in consulenza familiare e fanno parte della comunità dei “Granellini” sempre appoggiati al convento, Giovanni Pulci e Marika La Stella e da Massimiliano e Mara.
Oltre a questi, prestano la loro collaborazione anche Fra Massimo di Torre Angela a Roma e Suor Raffaella, della comunità francescana dei poveri di Frascati.

Fin dal primo incontro è stata numerosa la partecipazione delle coppie, ben venti accompagnate per molte di loro dai loro figli che un ottimo servizio di baby-sitteraggio ha potuto liberare per 4 ore le famiglie e permettere loro di partecipare pienamente senza, “distrazioni” agli incontri.
L’incontro è strutturato sulla narrazione biblica tratta dal libro di Tobia, i cui paragrafi sono stati scelti per introdurre i vari temi delle giornate.
Segue la riflessione di Fra Alessandro il quale partendo dalla spiegazione biblica del brano letto, amplia l’aspetto della promessa e del compimento dell’amore attraverso il percorso che Tobia, fedele nel Signore misericordioso, ha realizzato così lasciando l’”azimut” ad ogni coppia di sposi, insegnando loro la realizzazione insieme del progetto d’amore. In che modo?

Nell’ incontro di febbraio, partendo dalla narrazione del libro di Tobia (Tb 1, 1-14), sono stati riflettuti i punti che introducono al significato dell’essere famiglia, come luogo dell’alleanza e della promessa, del cammino che non si ferma mai, ma si accetta nella tensione a raggiungere la via della giustizia e del compimento, della paura e della vulnerabilità che dapprima istintivamente ci fa fuggire ma che se riconosciuta come occasione per sentire l’aiuto del Signore e degli amici, ci porta a sperimentare l’amore nella nostra fragilità, il racconto che diventa tesoro prezioso della nostra vita affinché il compimento della nostra felicità aiuti tutti a vivere nella fiducia.
E’ seguito poi il contenuto psicologico, sviluppato dai consulenti familiari che hanno dato risalto sui metodi del controllo e della gestione delle emozioni e della paura, a livello personale e nella coppia che, se ben indirizzati, diventano una chiave di volta per scegliere quali azioni da intraprendere in unione con l’altro, liberi di amare riuscendo così a dirigere il cammino, verso la realizzazione dell’amore.
Dopo l’approccio psicologico, un numero limitato di coppie si sono incontrate (per un numero massimo di quattro) assieme a due collaboratori, per narrare personalmente come da una esperienza di paura è risultata poi l’azione positiva che ha indirizzato la persona coinvolta verso un cammino efficace. Dopo un’ora di confronto a gruppi, riuniti di nuovo tutti insieme, Fra Alessandro con una breve riflessione finale propone il compito da seguire nel cammino coniugale e di coppia. Chiude alle 19:00 la messa comune.

Così come l’incontro di marzo il quale, partendo dall’introduzione al brano di Tobia (Tb 6, 16-19), quando “l’angelo disse a Tobia di non temere perché Sara gli sarà data in sposa dal Signore e nulla potrà accadergli…e appena Tobia ascoltò tali cose, la sua anima amò Sara e a lei, la sua anima si unì intensissimamente”, - è seguita la riflessione su come l’amore umano possa diventare amore divino, attraverso le definizioni di precise indicazioni che partendo dalla necessaria e totale autonomia e indipendenza di ogni individuo nella sua realizzazione porta poi, ad un radicale (perché radicato nella verità) orientamento (perché implica una decisione coerente con il proprio essere) al bene dell’altro o dell’altra. Nel progetto di Dio, questi due ambiti diventano per l’uomo e la donna vocazione a essere amore, orientando la propria autonomia verso la donazione piena di sé.


L’approccio psicologico fa conoscere la metodologia e le dinamiche dell’ascolto dell’altro che diventa uno dei modi in cui si può Amare l’altro.

Le tecniche poi, opportunamente orientate a dare un aiuto per superare i conflitti attraverso la conoscenza mirata su come sia possibile costruire la comunicazione, attraverso un decalogo dei punti, fondamentale per ascoltare (il silenzio, la verifica della comprensione, il contesto spaziale e fisico) e per farsi ascoltare (parlare di se stessi, atteggiamento rispettoso tralasciando urla – chiusure - giudizi – insulti, quando si parla l’altro deve essere disponibile ad ascoltare, spazi senza figli, settimanalmente, per dedicarsi a parlare e ascoltare).

L’esperienza di alcune coppie, riunite per un’ora con l’aiuto dei consulenti, ha fatto raccontare episodi pratici vissuti che partendo da atteggiamenti di chiusura e conflitti, da parte di ognuno/ognuna siano stati superati preparando terreni favorevoli per raccontarsi e ascoltare all’interno della dinamica di coppia.

E’ seguita la riflessione finale di Fra Alessandro e di Fra Massimo sull’amore possibile come una intensissima unione delle due anime e poi, alle 19:00 la santa Messa delle Palme.

Sarà mia cura portarvi la mia esperienza e di Cristina, mia moglie, dei prossimi due incontri su "Squilla Francescana"..

Per le coppie che fossero interessate, anche portando i loro figli, possono contattarmi (3392763050 - fraternità S. Antonio), oppure contattare l’organizzatore degli incontri, Frate Alessandro (06/6780331) o scrivere all’email dei giovani collaboratori, giovanni.pulci@libero.it

Pace e bene a tutti.

Marcello Capaldi

Temi delle giornate e calendario:

24 febbraio: LA PAURA
“Quando seppi che il re conosceva il fatto e che mi si cercava per essere messo a morte, colto da paura mi diedi alla fuga”
(Tb 1, 19)

 
24 marzo: L’AMORE
“Tobia l’amò molto, senza poter distogliere il cuore da lei”
(Tb 6, 16‐19)

 
28 aprile: LA RABBIA
“Anna replicava a Tobi: lasciami stare e non ingannarmi, mio figlio è morto!”
(Tb 10, 1‐7)

 
26 maggio: IL DOLORE
“Sono certo che mio padre e mia madre non hanno più speranza di rivedermi!”
(Tb 10, 8‐10)

 
23 giugno: LA GIOIA
“Tobia entrò in casa benedicendo Dio con tutta la voce che aveva”
(Tb 11, 1‐5)